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Thursday, May 5, 2011

Gli Obamiti

Il titolo c'entra poco ma lo vedremo dopo. Prima di iniziare, lasciatemi però chiarire una cosa relativamente alle mie convinzioni sulla faccenda dell'omicidio di Osama Bin Laden giusto per evitare che, come successo nell'ultimo post di Yoss, mi debba trovare in compagnia di Manifesto, Peacereporter e complottardi vari.

Come sapete io sono convinto che gli USA fossero nelle condizioni di uccidere Bin Laden da tempo e che aspettassero solo il momento giusto per farlo. Con "giusto" intendo il momento in cui fosse massima la resa in termini mediatici/politici stante il fatto che ritengo che Bin Laden non contasse più nulla in Al Qaeda e non fosse più un pericolo diretto.

Questo, però, non significa che il presidente USA potesse alzarsi la mattina e dire "Fatemi fuori Bin Laden oggi pomeriggio tra le 2 e le 3 PM, che ho una inaugurazione e voglio fare scena".

Una operazione come quella portata a termine richiede tempo per essere messa in atto ma stiamo parlando solo dell'atto pratico. Il resto era, a mio avviso, pronto da tempo essenzialmente perché ritengo che l'omicidio di Bin Laden fosse tenuto in caldo dai Pakistani.

Personalmente ritengo che i SEALs e gli USA abbiano la capacità di portare a termine una operazione di questo genere anche senza appoggio del governo locale ma, guardando le reazioni e soprattutto il comportamento tenuto dal Pakistan in queste ore, non mi sembra affatto che siano stati colti di sorpresa o che la cosa gli abbia fatto particolarmente dispiacere. Non dimentichiamoci che si tratta dell'infiltrazione di un corpo speciale in assetto di guerra all'interno dei confini di uno stato sovrano allo scopo di commettere un omicidio premeditato. Mica bau bau micio micio...

Quindi, resto della mia idea: Obama ha deciso di dare il via a questa operazione perché, da un lato gli garantirà la rielezione e dall'altro permette agli USA di ritirarsi dalla zona dicendo "Ehmbé, che avete da dire? Siamo venuti per pigliare Bin Laden, lo abbiamo fatto e adesso ce ne andiamo."

Troppo semplice? Certo, ma questa spiegazione è rivolta al popolo americano mica al mondo. E per il popolo americano è più che sufficiente a creare la scusa per un ritiro non inglorioso.

Conosco l'obiezione: "ma se le cose stanno così perché non l'ha giocata Bush questa carta?"

E io rispondo: "Siete sicuri che i repubblicani volessero questo mandato presidenziale?"

Bush era al secondo mandato e non poteva essere rieletto, percui non gliene poteva fregare di meno. Anzi, se l'operazione fosse andata male sarebbe stata un'altra vaccata sul suo conto.
I repubblicani sapevano bene in che disastro si trovasse l'economia USA e a quali sacrifici si dovesse andare incontro per uscirne e, a mio avviso, hanno lasciato il cerino in mano a uno che per vincere le elezioni ha dovuto fare promesse a cui non credo credesse nemmeno lui. Senza accorgersi che, forse, le avrebbe vinte lo stesso perché gli avversari volevano perderle.

E questo vale, a mio modesto parere, anche per il prossimo mandato che sarà ancora più duro di questo: non è un caso che i repubblicani stiano lasciando la visibilità del partito in mano a sciroccati come quelli dei Tea Party della Palin o a fissati impresentabili come Trump.

E Obama ci sta cascando di nuovo.

Certo, anche il popolo americano ci mette del suo: probabilmente senza l'uccisione di Bin Laden i repubblicani si sarebbero cuccati lo stesso il prossimo mandato, pur non volendolo, e si sarebbero trovati come presidente chi: Trump? La Palin?

Meglio non pensarci...

A questo punto torniamo al titolo: chi sono gli Obamiti?

Sono le persone che in questo momento stanno facendo i salti mortali (o le talpe) per non vedere ciò che ha fatto Obama alla luce dei canoni che solitamente usano per dare giudizi in casi come questi.

Obama è premio Nobel per la pace. Obama è quello della svolta nei rapporti con i paesi islamici. Obama è quello della strategia della mano tesa. Obama non è guerrafondaio come Bush. Obama è "di colore". Obama non è un ricco petroliere con una amministrazione formata da gente piena di conflitti di interesse.

Già. Però...

Però ha ordinato l'omicidio di un uomo senza processo, a mezzo di forze speciali infiltrate senza formale permesso in un paese straniero.
E, per me, ha fatto il suo mestiere.
Però, per far questo, ha probabilmente usato le informazioni ottenute con le torture della Guantanamo di Bush.
E, per me, ha fatto il suo mestiere.
Però, si accompagna spesso con Mr Facebook che detiene il più completo database di relazioni e informazioni personali della terra.
E, per me, fa il suo mestiere.

Cari Obamiti, il presidente USA non è dei vostri. E la mano tesa serve a dare una sberla.

Wednesday, May 4, 2011

Vittoria o...

Mi lasciate fare il complottardo senza zingararmi? Così, per gioco?

Dunque, vediamo: e se Bin Laden si fosse fatto prendere e ammazzare volutamente come parte del piano legato al suo nuovo e più eclatante attentato negli USA?

Vedete, oggi gli americani festeggiano quella che per loro è una vittoria, il portare a compimento una missione che avevano iniziato dieci anni fa. Hanno preso il cattivo, lo hanno ucciso e gettato in mare. Hanno sconfitto il babau, il loro incubo.

Oggi sono contenti, si sentono sollevati. Hanno persino tolto la sua faccia dai bersagli che usavano al poligono o dalle porte su cui giocavano a freccette.

Stanno modificando le trame dei film in lavorazione su Osama Bin Laden aggiungendo il lieto fine di prammatica, i buoni che uccidono il cattivo e tornano felici e contenti.

Bum.

Ops... "Ci sfugge qualcosa."... "Ma non era morto?"... "Chi è stato?"... "Ma..."

E lui che sghignazza, circondato da 72 Ruby (che con le vergini ci si diverte poco).

Monday, May 2, 2011

Sim Osama Bin

Scrivo di getto, ben sapendo che quello che in questo momento tutti annunciano potrebbe essere smentito tra qualche ora. Del resto non è la prima volta che uno di questi barbuti è dato per spacciato e se ne scappa allegramente impennando col vespino.

Da tempo sostenevo che gli USA potessero ammazzare Bin Laden a piacimento e che il motivo che lo tenesse ancora in vita fosse da cercare dentro la Casa Bianca e non sulle montagne del Pakistan.

Semplicemente occorreva un motivo che valesse abbastanza da giocare questa carta.

E ora Obama l'aveva: da un lato gli occorreva un colpo di teatro in grado di risollevare la sua popolarità e, probabilmente, garantirgli la rielezione. Dall'altro gli occorreva togliere di mezzo il babau che, fino ad oggi, aveva tenuto in piedi la necessità di essere così massicciamente presenti in IRAQ e Afghanistan.

I classici due piccioni con una fava. Negra, perdipiù.

Oggi il democratico Obama, dall'altro del suo premio Nobel per la pace, si vanterà di aver finalmente portato a termine la missione iniziata dopo l'11 settembre dal guerrafondaio Bush, riceverà l'applauso del mondo, compresi quelli che con Bush sostenevano che Bin Laden fosse la personificazione dell'opposizione all'oppressione occidentale e non semplicemente un terrorista più ricco degli altri, e potrà annunciare un disimpegno (aka, risparmio di quattrini) più veloce e massiccio senza che questo sia visto come un calare le braghe.

O meglio, andarsene fischiettando dalla cristalleria dopo aver fatto cadere un vaso.

Friday, April 1, 2011

Scie feromoniche


UPDATE

Ci siete cascati, vero?
Lo so, lo so. Adesso direte che l'avevate capito subito che si trattava di un pesce d'Aprile.
Come, del resto, dicono tutti. Dopo.
Ringrazio gli sturmi che hanno contribuito con i loro commenti ad arricchire questa piccola auto-zingarata e vi assicuro che tutto ciò che è scritto in questo post e nei commenti è inventato.
Beh, per quanto ne sappiamo, ovviamente...


---------

Come ho scritto in altri post, in passato mi sono occupato di intelligence. Oggi vi voglio raccontare una cosa di cui venni a conoscenza e che, seppure indirettamente, ha a che fare con una delle tesi complottiste che più va di moda: le scie chimiche.

Personalmente non credo a queste fantomatiche scie per svariati motivi che ora non mi va di riproporre. Ma c'è qualcosa di peggio e molto meno discusso del quale sono venuto a conoscenza direttamente quando lavoravo al C.I.C.A.D.A., durante la guerra fredda.

Dovete sapere che a quei tempi si era alla ricerca di un modo per attivare le spie dormienti. Queste erano essenzialmente persone normali che venivano, per così dire, programmate a livello inconscio per eseguire un compito. Veniva poi loro cancellata coscienza di esso e lasciato un recettore in grado di riattivare non solo la memoria ma anche lo stimolo ad agire. Insomma, degli automi programmati con un codice di attivazione.

Il problema era però far giungere alla spia il codice di attivazione.

Dovendo, questo, solo sbloccare una azione preprogrammata di fatto poteva essere un segnale mandato ad uno qualsiasi dei sensi: una immagine, un suono e anche, e veniamo al nostro caso, un profumo.

Fin qui nulla di particolare: una bella donna passava con il profumo giusto e il dormiente si attivava, portando a termine la missione.

A questo punto ci fu qualcuno che propose di studiare un sistema che fosse in grado non solo di attivare una azione preprogrammata in una spia opportunamente preparata, ma che potesse stimolare uno dei nostri istinti innati in un soggetto qualunque non programmato.

Il più semplice di tali istinti è quello omicida che è presente anche nelle persone più tranquille sottoforma di istinto di sopravvivenza.

In pratica si cercava di creare il killer perfetto: uno sconosciuto assolutamente casuale passa accanto all'obiettivo e uno stimolo esterno lo sollecita ad ucciderlo. Nessun legame con l'assassinato, nessuna traccia, nessuna possibilità di essere scoperti.

Furono provate molte sostanze, dagli psicofarmaci alle anfetamine, dagli stimolanti agli allucinogeni ma il filone più promettente fu quello della stimolazione ormonale tramite feromoni.

In natura, del resto, lo stimolo sessuale/riproduttivo è quello che in molte specie scatena l'aggressività del maschio e da qui si partì facendo test su soggetti di sesso maschile stimolati da feromoni rilasciati da soggetti femminili particolarmente attraenti.

Quando lasciai l'incarico seppi che si era giunti ad una formulazione efficace ed in grado di attivare l'azione omicida ma era ancora incontrollata: tutti i soggetti nel raggio di azione dell'emissione di feromoni divenivano omicidi e si ammazzavano tra di loro, compreso l'obiettivo.

Ma oramai la strada era tracciata: il principio funzionava, occorreva solo scoprire come pilotare tale effetto in modo che attivasse solo l'attore scelto e ne orientasse l'azione unicamente verso l'obiettivo.

In realtà, venni a sapere più tardi, la soluzione era abbastanza semplice e si basava sul fatto che ogni essere umano è ricettivo ad una particolare chiave feromonica che, come le impronte digitali, è unica. Ma la cosa che rendeva fattibile il tutto è che tale chiave è determinabile a distanza attraverso opportuni "nasi" artificiali.

In pratica succede questo: l'obiettivo cammina per strada e la nostra squadra, nascosta in un furgone, monitora i soggetti a lui vicini. Scelto quello più adatto, rileva la sua chiave feromonica tramite il naso artificiale e, sulla base di questa, formula il feromone di attivazione che viene poi diffuso in atmosfera, direttamente dal furgone o attraverso un vettore. Generalmente come vettore si sceglie una bella donna perché è più facile nascondere la diffusione attraverso un profumo.

Come avrete già dedotto tale meccanismo è di una potenza inaudita.

Di fatto si può usare il feromone per indurre una scelta, un po' come avviene per la pubblicità subliminale: in presenza dell'oggetto da imporre si diffonde il feromone e si stimola con esso l'istinto voluto, ad esempio l'impulso all'acquisto.

Ma la cosa che più spaventa di tale strumento è che, funzionando particolarmente bene con gli istinti primordiali, si presta perfettamente a governare il consenso attraverso l'induzione di stati di benessere e tranquillità o, al contrario, violenza e belligeranza.

Ma anche a darvi l'impressione di aver mangiato benissimo in un certo ristorante o a trovarvi particolarmente a vostro agio in una certa SPA o in un certo albergo.

Quante volte vi è capitato? Molte vero?

Monday, February 21, 2011

L'incubo

Questa foto ha fatto il giro del mondo ed è stata commentata in tutti i modi e in tutte le salse. Dalle camicie al vino con cui brindano i commensali, dalla magrezza e stato di salute di Jobs alla maglietta della salute che sembra indossare Obama.



Personalmente, quando l'ho vista, il primo pensiero è andato al servizio segreto americano che cura il dispositivo di sicurezza del Presidente e all'incubo che questa cena deve aver rappresentato per loro. Incubo per modo di dire perché è il loro mestiere.

Pensate ai nomi di chi siede a quel tavolo, quello che rappresentano nel mondo di oggi e al rischio di riunirli tutti nello stesso luogo.

Ok, lo so. Queste sono cose che noto solo io ma proprio per questo le scrivo sul mio blog.

Al tavolo sono seduti, tra gli altri:
  • Apple CEO Steve Jobs
  • Google CEO Eric Schmidt
  • Facebook CEO Marc Zuckerberg
  • Twitter CEO Dick Costolo
  • Oracle CEO Larry Ellison
  • Cisco’s CEO John Chambers
  • Yahoo CEO Carol Bartz
Come dire la rete (CISCO), i database (Oracle), il centro di internet (Google), il social network (Facebook e Twitter). Più Jobs. Date una occhiata alle finestre che avete aperto sul vostro computer e, probabilmente, c'è qualcosa che ha a che fare con uno di questi signori.

Monday, November 29, 2010

Carramba, che sorpresa!

Nei commenti a questo vecchio post su London Alcatraz si parlava di nucleare iraniano e di una possibile risposta in proprio degli israeliani.

Io commentavo così, in risposta ad un altro commentatore:
La possibile azione in proprio di Isreaele non avverrebbe, a mio avviso, attraverso la distruzione degli impianti Iraniani. Questo non farebbe altro che ritardare la cosa e, per i motivi che hai detto, sarebbe molto complessa.
Penso, invece, che agirebbero sulle menti. Ogni progetto complesso ha bisogno di poche ma qualificate intelligenze che è molto difficile sostituire. Anche in un mondo come quello di oggi. Teoricamente qualunque paese ha le conoscenze e la tecnologia per costruire una bomba nucleare ma, oltre alla materia prima necessaria, occorre anche che queste conoscenze siano messe in atto e le menti in grado di farlo non sono molte.
...
Così, se devo pensare ad una azione da parte di Israele per fermare l'Iran, la prima che mi viene in mente è una serie di "incidenti" a ben precise persone.
Oggi leggo questo:
Attentato a Teheran, ucciso un fisico nucleare
Teheran, 29 nov. (Adnkronos/Dpa)
Due diversi ordigni sono esplosi a Teheran, provocando la morte di un professore universitario. Lo rende noto l'agenzia di stampa 'Fars' precisando che le bombe erano state lasciate sulle autovetture delle due vittime da uomini in motocicletta. L'agenzia accusa Israele e gli Stati Uniti di aver organizzato gli attentati. Le vittime sono due fisici nucleari.
...
Lo scorso 12 gennaio Massoud Mohammadi, docente universitario di fisica nucleare all'università di Teheran, era stato ucciso in un attentato realizzato con una bomba davanti alla sua casa di Gheytarieh, quartiere a nord della capitale iraniana.
Carramba, che sorpresa.

Tuesday, September 7, 2010

Polifemo è fregato

In altre parole due occhi vedono meglio di uno.

Prendo spunto da una cosetta da nulla generata da questo post di Yoss per parlare ancora di analisi delle informazioni e senno di poi.

Nel post, che vi invito a leggere soprattutto se siete appassionati di storia, si parla del piccolo esercito mandato dagli inglesi in Francia a supporto delle sue difese contro l'avanzata dei crucchi. Da notare che la cosa era resa possibile dalla stipula dell'Entente Cordiale con il quale, nel 1904, si poneva fine a quasi un millennio di guerre fra le due nazioni.

Al comando di tale esercito era il Field Marshal Sir John French.

Quando ho letto il post la prima cosa che mi è balzata all'occhio è stata il fine umorismo britannico: dopo mille anni di guerra e una storica pace mandano in Francia delle truppe a difesa dei francesi stessi e da chi le fanno comandare?

Da uno che si chiama French.

Dopo aver riso come un cretino, l'ho scritto in un commento a Yoss e lui mi risponde che non ci aveva fatto caso.

Questa è la classica situazione in cui l'intelligentone di turno che leggesse il post e i commenti direbbe: "Come ha fatto Yoss a non farci caso? Era così evidente..."

Bravooooooo, hai vinto la bambola!
Sono capaci tutti di vedere l'evidenza dopo che qualcuno te la ha evidenziata.

Quello che emerge da questa storia è la dimostrazione che l'analisi delle informazioni non può e non deve esaurirsi in un semplice processo di affinamento ma deve prevedere dei momenti in cui si riprendono i dati grezzi, li si mette in mano ad un nuovo attore all'oscuro di tutto e lo si fa cominciare da capo.

Il motivo è evidente: come ho già detto in passato il contesto informativo è unico, non riproducibile e personale. La stessa situazione e le stesse informazioni portano ad analisi diversissime se date ad attori diversi. A patto, però, che tali attori non siano in contatto tra loro.

Quando si tende a valutare negativamente le conclusioni tratte in passato da un set di informazioni occorre tenere presente questo: non sempre si ha il tempo o i mezzi o semplicemente una diversificazione di analisti sufficiente a soddisfare il motto "due paia di occhi vedono meglio di uno".

Quello che ci appare ovvio è spesso dovuto al fatto che, più semplicemente, siamo in un contesto informativo diverso. Di fatto siamo una persona diversa che, pur agendo sugli stessi dati, giunge a conclusioni diverse evidenziando cose diverse.

Da notare che se al nuovo attore consegno solo i dati grezzi, quello che ottengo è una analisi diversa. Se lo metto a conoscenza anche dell'analisi fatta da altri, ottengo solo un affinamento di questa.

In conclusione non mi stupisce che ciò che a me è apparso ovvio non lo sia stato per Yoss che, conoscendo la cura con cui prepara i suoi posts, ci sarà passato davanti molte volte. È una cosa normale e fisiologica. Solo che è spesso sottovalutata perché i posteri tendono ad attribuire un eventuale errore di analisi alle capacità dell'analista e non al vero responsabile che è la mancata diversificazione e separazione degli attori analizzanti.

Certo che i Francesi... non avevano un ufficiale di nome, che so, Maurice Englandér?

Tuesday, August 31, 2010

I duellanti

Qui a lato trovate il link a due blog. Non sono blog qualsiasi anche se non ho alcuna intenzione di etichettarne gli autori come blogstar, termine che mi suscita sentimenti simili alla pellagra.

London Alcatraz e Wolfstep sono la magione di Yossarian e Uriel. Due tipi che più diversi non potrebbero essere ma che, allo stesso tempo, se fossero più vicini si fonderebbero all'istante.

La loro capacità di suscitare interesse trattando dei più svariati argomenti in modo spesso non convenzionale e totalmente diverso da quello che troviamo sui media mainstream è fonte di goduria e arricchimento intellettuale che ha, a mio avviso, pochi uguali nella rete.

Il massimo si ha quando duellano su di uno stesso argomento partendo dalle opposte mentalità che si trovano ad avere, vuoi per percorso formativo, vuoi perché nello scegliere lo stesso e nel successivo lavoro hanno assecondato la loro predisposizione mentale.

Se a questo aggiungete che rifuggono dal pensiero sbroc mainstream, dal facile luogo comune e dal politically correct capite che vale la pena leggerli anche se dovessero scrivere di cucito.

Tutto questo per dirvi che non è da perdere assolutamente la loro ultima tenzone, innescata da questo post di Yossarian su London Alcatraz a cui ha risposto Uriel su Wolfstep con il post "Minaccia" (Uriel non ama che vengano linkati direttamente i suoi posts).

Il thread che ne risulta e a cui partecipano altri autori di valore (ad esempio Dott. Falecius) è un piccolo trattato che meriterebbe di stare su di un grande giornale.
Ma, come ho scritto nel mio commento al post di Yoss, non essendocene alcuno nel nostro paese meglio che resti qui per il nostro godimento.

Quindi prendete birra e patatine e buona lettura.

Quanto a me non sono intervenuto perché non ho nulla da aggiungere alle loro disquisizioni né ho le competenze necessarie a stabilire chi sia più nel giusto, stante il fatto che credo abbiano ragione entrambi.

Dopo questa affermazione molto democristiana vorrei però sottolineare una cosa che, trattando spesso di "informazioni", mi sta molto a cuore.

Ogni ricostruzione storica tesa a valutare e giudicare la validità delle scelte fatte sul campo dagli attori dell'epoca è sicuramente interessante ed apprezzabile ma soffre di un problema che ne mina in parte la fondatezza: il contesto informativo è, giocoforza, diverso.

Per contesto informativo intendo l'insieme delle informazioni, la loro affidabilità e grado di certezza, la mentalità del decisore e le pressioni ambientali esterne.

Lo storico che si mettesse nei panni del personaggio dell'epoca e cercasse la risposta alla domanda: "nelle sue condizioni, cosa avrei fatto?" troverebbe, a mio avviso, una risposta nettamente diversa a quella che lui stesso avrebbe dato se fosse stato realmente il decisore dell'epoca.

Il fatto è che, come ben noto a chi si occupa di analizzare la correttezza di decisioni prese nel passato allo scopo di migliorare gli stessi processi decisionali, il contesto informativo non è riproducibile.

Non lo è perché il decisore di oggi ha in più, rispetto all'originale, la conoscenza non solo delle informazioni sue ma anche di quelle della controparte, nonché dell'esito di una delle scelte a sua disposizione e, soprattutto, ha la possibilità di eliminare l'incertezza dalle informazioni stesse.

Per quanto un decisore odierno si sforzi di ignorare queste informazioni in più rispetto all'originale non ritengo possibile che non possa esserne influenzato e guidato verso una soluzione che oggi appare ovvia ma che nel contesto informativo originale poteva non esserlo.

A tutto questo dobbiamo poi aggiungere le pressioni ambientali e la diversa mentalità del decisore.

Le pressioni ambientali si traducono generalmente nell'avere poco tempo per prendere una decisione. Lo storico può analizzare una situazione per mesi e anni, simulare varie possibilità, scrivere un paper e ricevere i rewiews di una intera comunità accademica e poi... sbottare dicendo che tal dei tali era un cretino.
Mi pare di sentirlo il generale dell'epoca: "Grazie al cazzo, se avevo le tue informazioni, i tuoi consulenti, le spie che mi dicevano con certezza cosa aveva e faceva il nemico e un paio di anni per prendere la decisione ci arrivavo anch'io".

La diversa mentalità del decisore è invece figlia dell'evoluzione dei costrutti socio culturali e dell'influenza che questi hanno nel nostro processo decisionale. Ogni epoca ha i suoi tabù, la sua forma di politically correct, il suo pensiero mainstream, i suoi vincoli culturali e, per usare un termine introdotto da Dott. Falecius nella discussione tra Yoss e Uriel, i suoi "costi morali" delle decisioni. Difficile pensare che tutto questo non abbia influenza su un processo decisionale e ancora più difficile pensare che sia riproducibile.

Per concludere non vorrei essere frainteso: tutto questo non inficia la bontà e la necessità delle analisi a posteriori ma occorre tenerne conto qualora lo scopo di tali analisi sia quello di evitare il ripetersi di errori decisionali.

Tuesday, March 2, 2010

Too big to shoot

In un recente post Uriel, di cui seguo il blog con l'avidità con cui mangio un buon salame nostrano, si chiede per quale motivo l'MI6 non abbia fatto fuori Soros dopo che, qualche anno fa, questi aveva cercato di affossare la Banca centrale inglese.

Fermo restando che, come ho già detto in altro post, l'intelligence non ha potere decisionale, ritengo valga la pena considerare il fattore "too big to shoot", dove il "too big" non è il singolo personaggio ma il bersaglio che esso rappresenta.

Mi spiego meglio: se abbatto Soros cosa succede?

Capite che dalla risposta a questa domanda scaturisce l'opportunità o meno di una azione diretta.
Se il pericolo diminuisce allora vale la pena prendere in considerazione la cosa, ma se aumenta sotto forma di incertezza allora no.

Rispondere a questa domanda è compito della politica, non dell'intelligence (nota: per politica non intendo i nostri rubagalline incapaci di presentare le liste elettorali ma coloro che sanno cosa significhi difendere un Paese).

Quando uno come Soros mette in atto un piano a medio-lungo termine, coinvolge tutta una schiera di enti/persone/ambienti ai quali attribuisce precisi compiti. Un po' come disporre le tessere di un domino, ognuna delle quali ha una posizione specifica ed è necessaria perché il gioco riesca.
A questo punto l'eliminazione del "capo" rischia di creare una situazione di instabilità addirittura più critica del piano criminale perché potrebbe portare agli stessi disastri senza nemmeno avere una idea di come questi avverranno.

E' come nelle demolizioni controllate: il capo stabilisce come debba cadere l'edificio e, a tale scopo, dispone le cariche in funzione di una ben precisa sequenza di scoppio. Supponiamo, a questo punto, di voler evitare il crollo facendo fuori il capo ma senza sapere dove si trovino le cariche e quale sia la sequenza prevista. Cosa otteniamo? Il pericolo che ogni carica esploda per conto suo in modo incontrollato portando l'edificio a cadere a pezzi su ogni cosa che lo circondi. Questo è peggio del lasciar avvenire la demolizione che, sebbene grave, è un evento al quale ci si può preparare.

In quest'ottica il ruolo dell'intelligence è più quello di scoprire cosa bolla in pentola piuttosto che sparacchiare più o meno a caso. Non fraintendetemi, con questo non voglio affatto dire che si debba lasciare il mondo in mano agli squali della finanza ma che il farne fuori uno non è risolutivo.

E questo è voluto e parte del loro piano.

Soros non è scemo, sa benissimo che, nel momento in cui ci fosse la consapevolezza che eliminando lui venisse meno il pericolo, un servizio segreto disposto a portare a termine il compito lo si troverebbe. Quindi mette le cose in modo che vengano alla luce quando è oramai troppo tardi: "too big to shoot".

Purtroppo il mondo della finanza ha generato i suoi mostri e li ha pure messi nella condizione di potersi proteggere sfruttando la paura legata agli effetti di una loro dipartita più o meno casuale.

Personalmente ritengo che si possa fare poco contro quelli oggi esistenti se non prepararsi come ci si prepara per un terremoto: facendo in modo che le loro scosse incontrino istituzioni sempre più resistenti.

Per quanto riguarda il futuro, invece, si deve operare tipo rupe tarpea: queste cose devono morire nella culla grazie a norme e controlli in grado di scoprire le falle del nostro mondo economico per turarle prima che qualche squalo ci si infili.

P.S. per chi credesse che nel mondo dei servizi segreti di oggi certe cose non siano più possibili ricordo solo due nomi: Alexander Valterovich Litvinenko e Viktor Andriyovych Yushchenko.
Ah... e, ovviamente, la diossina si trova al supermercato nel reparto detersivi e il Polonio al banco del pesce.

Monday, February 15, 2010

Informazioni vs notizie

Ho scritto in un precedente post che il core business dell'intelligence è la raccolta di informazioni sulla base delle quali i decisori, che non sono parte dell'intelligence, metteranno in atto le opportune azioni assumendosene la responsabilità nei confronti della popolazione.

Ma cos'è, realmente, una informazione in questo ambito?

Facciamo un gioco (ci ho preso gusto, se non vi va di farlo vale il discorso di cambiare address e cercarsi un paio di tette qui intorno).

Siete una spia in un paese straniero guidato dal solito tirannello locale.
Durante una parata sentite uno sparo e il tirannello si accascia. Vedete del sangue sulla sua testa e, intorno, gente che si sbraccia, grida, e chiama i soccorsi. Arrivano i paramedici, li vedete fare manovre di rianimazione, caricare la vittima su di una barella e metterla in una ambulanza che parte a sirene spiegate verso, presumibilmente, un ospedale militare.

Alla domanda: "Cosa è successo?" cosa rispondete?

Vediamo cosa potete raccontare e se si tratta di informazioni:
  • qualcuno ha sparato al tiranno: è una notizia ma non una informazione perché non potete essere certi che il botto che avete sentito sia partito da un'arma e, anche se lo poteste, che il bersaglio fosse il tiranno;
  • il tiranno è stato colpito: anche questa è una notizia ma non una informazione perché il sangue sulla sua testa potrebbe essere di un altro e lui essersi accasciato per un malore;
  • il tiranno ha dovuto essere rianimato: questa è una informazione perché lo avete visto fare su di lui;
  • il tiranno è stato portato via in ambulanza: anche questa è una informazione perché lo avete visto caricare sulla barella e mettere nel veicolo;
L'informazione sarà quindi:
Durante la parata è successo qualcosa a seguito del quale il tiranno si è accasciato, ha dovuto essere rianimato sul posto e portato via in ambulanza.
Il resto sono solo notizie e dovranno essere riportate separatamente:
Prima che il tiranno si accasciasse si è sentito un colpo d'arma da fuoco e, sulla testa del tiranno, è apparso del sangue. Non possiamo confermare che si trattasse di uno sparo né che il sangue fosse del tiranno.
Ben diverso, vero, da quello che d'istinto tutti noi avremmo riportato?

In realtà questo esempio è banale e, a meno di essere un giornalista del giorno d'oggi, penso che alla domanda "Il tiranno è morto?" nessuno di voi avrebbe risposto "Si".
Comunque badate che distinguere notizia da informazione è spesso più difficile di quanto si creda ed un eventuale errore può avere conseguenze drammatiche. I decisori hanno bisogno di informazioni per pianificare delle azioni. In loro assenza è possibile usare anche le notizie (anzi, quasi sempre è così) ma deve essere ben chiaro che esse sono tali e devono essere accompagnate da una valutazione della loro probabilità di essere veritiere o meno.

La bontà di un agente sta nell'essere sempre critico e diffidente di ciò che osserva, nel non dare mai per scontato ciò che vede. Senza però che questo gli precluda la capacità di cogliere la semplicità di ciò a cui assiste. Non c'è niente di peggio che perdersi la scena perché si è impegnati a cercare un retroscena.

Come perdersi la vista di un bel paio di tette perché impegnati a cercare il culo.

Monday, February 8, 2010

Intelligence e 11 settembre

E' oramai consuetudine affermare che l'11 settembre sia stato un fallimento soprattutto dell'intelligence che non lo seppe prevedere e non ne dette avviso. Sulla base di ciò che sappiamo è certamente così e, personalmente, propendo per considerarlo l'ipotesi più plausibile.

Ciononostante, alla luce di quanto ho scritto sull'intelligence e quello che si sa del loro operato, voglio proporvi una provocazione.

Leggete l'ultima frase del mio post sull'intelligence
Non lasciare che il tuo senso morale ti impedisca di fare ciò che è giusto.
e provate a pensare a questo: se il lasciar accadere l'11 settembre fosse stato necessario per fermare un attentato con una bomba nucleare da 1 milione di morti cosa avreste deciso?
Attenzione, non parlo di una ipotesi di attentato, ma di una certezza: si sa che avverranno sia l'uno che l'altro e il modo per fermare il secondo è lasciar accadere il primo.

Come cambierebbe il vostro giudizio sull'operato dell'intelligence?

No, non date la risposta farlocca che occorreva fermarli entrambi perché dai lettori di questo blog mi aspetto una sana dote di realismo e pragmatismo militare.

Interessante vero?

Un altro aspetto da considerare è poi che l'intelligence non ha potere decisionale. Fornisce informazioni, può dare l'allarme, ma poi sono i decisori che devono trasformare tutto questo in azioni concrete assumendosene la responsabilità nei confronti della popolazione.
E' qui che avviene lo scontro tra le misure da prendere, sulla base di quella che spesso è una ipotesi, e il loro grado di accettazione da parte di chi le deve subire.

Diciamoci la verità: se il presidente USA avesse imposto le regole di oggi perché la CIA lo avrebbe informato del fatto che qualcuno avrebbe fatto schiantare due aerei contro i grattacieli di New York lo avrebbero scuoiato vivo e messo sotto sale.

Facciamo un giochetto.

Supponiamo di avere previsione che in una certa zona si verificherà un terremoto in una certa settimana. Ovviamente c'è un grado di errore e, quindi, l'evento potrà accadere oppure no (se fosse certo non sarebbe una previsione ma una premonizione. Avercene...).
L'azione possibile per i decisori è l'evacuazione della popolazione.
Facciamo la tabellina delle possibilità:
  • non ordinano l'evacuazione e non avviene il terremoto = proteste (che culo però)
  • non ordinano l'evacuazione e avviene il terremoto = proteste
  • ordinano l'evacuazione e non avviene il terremoto = proteste
  • ordinano l'evacuazione e avviene il terremoto = che culo
Difficile scegliere, vero, quando l'evacuazione di centinaia di migliaia di persone crea problemi logistici non indifferenti (non si tratta solo di spostare la gente e trovarle un riparo ma anche di proteggere le loro proprietà rimaste incustodite, per dirne una)?

Saturday, February 6, 2010

Letteratura e spie

Leggo libri sull'intelligence da prima di essere stato costretto ad occuparmene ma, se devo dire la verità, mi hanno sempre visto molto scettico nel considerarli qualcosa più di un romanzo, indipendentemente dalla loro fattura, ricchezza di fonti e verosimiglianza.

Innanzitutto, per essere qualcosa che non sia un tecnothriller alla Tom Clancy, un libro che tratti di intelligence deve essere scritto da uno che nei servizi ci abbia lavorato.
Un esterno non farebbe che riportare in bella copia ciò che le agenzie lasciano volutamente trapelare (in modo più o meno misterioso - e anche questo è voluto), finendo per credere di enunciare verità nascoste quando sta solo scrivendo un romanzo ispirato da altri.

D'altro canto un autore interno al sistema soffrirebbe (in grande) del mio stesso problema: le cose più interessanti non le può/vuole scrivere e, quindi, non può che decidere se essere onesto con i lettori oppure no.
Se è onesto dichiara la sua reticenza e scrive ciò che può/vuole ben sapendo che non ne verrà nulla di eclatante.
Se non è onesto, cosa che per una spia potrebbe essere parte del mestiere, fa finta di niente, inventa delle storie affascinanti e le ammanta di un'aura di autorevolezza e veridicità legate al suo passato.

In entrambi i casi saremmo al cospetto di nulla che possa, se non marginalmente, svelarci alcunché di legato alla realtà delle cose. Come ho già detto in altro post, il miglior servizio segreto è quello che fa accadere le cose senza che nessuno si accorga che esiste e questo, semplicemente, non è compatibile con l'esistenza di una letteratura veritiera su di esso.

Attenzione, con questo non voglio dire che i libri sull'intelligence raccontino palle o non valga la pena leggerli. Solo occorre tenere presente che raccontano la facciata o, se vogliamo, ciò che si vuole venga conosciuto. Purtroppo la parte più interessante ed appassionante è, e per fortuna resterà, chiusa in pesanti armadi blindati o, più probabilmente, nella testa delle poche persone che ne sono a conoscenza.

Friday, February 5, 2010

Intelligence

Sgombriamo subito il campo da false aspettative: non so chi abbia ucciso Kennedy e, se proprio volete saperlo, tra tutte le teorie propendo per la più semplice, quella che vede un pirla tentare di colpire un bersaglio in movimento con un Carcano a distanza proibitiva e riuscirci per una immensa botta di culo.

Un'altra cosa importante: quello che dirò potrà sembrarvi per certi versi banale, scontato e, usando una metafora, un po' castrato. In realtà potrei scendere più in profondità ma ho una certa reticenza a farlo perché nel mondo dell'intelligence anche la cosa più insignificante può avere conseguenze inaspettate e, generalmente, spiacevoli.

Direte: "allora cosa cazzo scrivi a fare?". Avete ragione ma vorrei togliermi alcuni sassolini dalle scarpe relativamente a ciò che sento dire in giro sull'argomento. Sappiate che se vi aspettate da me il pensiero mainstream beh... potete cambiare address e cercarvi un paio di tette di quelle giuste, che qui attorno non mancano.

La prima cosa che occorre scordarsi quando si approccia l'argomento intelligence è cercare di fare classifiche di efficacia / efficienza / bravura tra i vari servizi. Il pensiero mainstream vede i maestri del Mossad, i duri del KGB e le pippe della CIA (occhio che alcuni di questi oggi si chiamano diversamente ma userò i nomi storici a cui sono affezionato). Il punto non è se sia vero oppure no ma la mancanza di un termine fondamentale per stabilire la classifica: il numero di operazioni andate a buon fine.

La realtà è che di una agenzia si conoscono solo le operazioni fallite. Quelle andate secondo i piani sono sconosciute per definizione. E attenzione: il fatto stesso di poter attribuire una operazione ad un servizio è sufficiente a definire fallita l'operazione stessa, anche se il suo esito è stato positivo.

Una cosa che spesso non viene considerata è che il miglior servizio segreto è quello che... non c'è. Il suo compito, sia attivo (operazioni) che passivo (informazioni) deve essere svolto in modo assolutamente invisibile e il pieno successo si ha quando le cose accadono in modo pilotato avendo tutti l'impressione che non potessero naturalmente che andare così.

Così continuate pure a giudicare la bontà di una agenzia dalle operazioni fallite di cui siete a conoscenza ma sappiate che le cose potrebbero stare in modo molto diverso (e questo potrebbe essere voluto...).

Ho parlato di compiti attivi e passivi e, ovviamente, i primi sono quelli più gettonati: chi non ha mai sognato di essere James Bond? E non solo per le fighe...

In realtà il vero core business di una agenzia sono i secondi. Essa deve, in sintesi, raccogliere le informazioni grezze e analizzarle per creare quadri d'insieme.
Sono due compiti nettamente distinti e che devono restare separati: un agente sul campo deve avere la mente sgombra da teorie per evitare che, invece che informazioni, cerchi conferme o incominci a notare solo le cose che concordano. In altre parole deve fiutare l'aria ma se qualcuno gli ha riempito il naso di merda sentirà solo odore di cacca.
Analogamente l'analista deve basarsi il più possibile sui fatti indipendentemente da dove, come e da chi essi siano stati raccolti. Innanzitutto perché il suo compito è trovare i legami non ovvi tra di loro e poi perché meno sa dell'organizzazione sul campo e più questa è sicura.

Non dimenticate mai che la probabilità di una fuga di notizie è proporzionale al quadrato del numero delle persone che ne sono a conoscenza.

Uno dei limiti dell'intelligence USA ha proprio a che fare con questi punti. Da un lato si è affidato troppo ai sistemi ELINT (satelliti, drone, ricognitori, NSA...) che sono più o meno facilmente ingannabili a discapito dello HUMINT (infiltrati, prezzolati, dissidenti locali...) che, essendo sul posto, ha il polso reale della situazione. Dall'altro, paradossalmente, ha sempre impegnato molte più risorse nella raccolta di informazioni che nella loro analisi.

Quest'ultimo punto soffre poi di un limite insito nel fatto che si tratti di un paese libero: negli USA un analista che faccia il doppio gioco non si può mettere al muro e la sua famiglia in un gulag. Questo comporta che, per ragioni di sicurezza, le informazioni siano in qualche modo compartimentate e solo pochi e, generalmente, a livelli elevati possano avere una visione d'insieme.
Il risultato è che gli analisti dovrebbero produrre analisi per i decisori ma non hanno i dati per farlo mentre i decisori hanno tutti i dati ma non le analisi che gli servirebbero per prendere decisioni.
Se va di culo capita che un decisore sia bravo anche come analista e la cosa più o meno funziona, se va male sono cazzi.

Nei paesi non liberi le cose stanno diversamente. Il KGB, ad esempio, non soffre di questo problema: un analista che si lasciasse scappare qualcosa sperimenterebbe la lunghezza dei corridoi del carcere di Lefortovo: entrata a Mosca e uscita in Siberia. Questo non significa che anche qui non ci sia compartimentazione, ma la naturale propensione al sospetto e alla colpevolezza aiutano ad investigare ogni aspetto di una questione e a non tralasciare nulla.

Quindi, come dovrebbe essere il fantomatico miglior servizio segreto del mondo?

Innanzitutto deve essere segreto quindi nessuno deve sapere che esiste. Mi spiace per quelli che sperano in Aston Martin, caviale beluga e Martini "mescolato, non agitato" ma niente di tutto questo, tantomeno biondone e morettone con la PPK nella giarrettiera.

Poi deve raccogliere le informazioni sul campo (HUMINT) e da queste trarre la necessità di missioni ELINT. Il viceversa non funziona: un satellite si fa ingannare e, se ne hai il sospetto, è troppo tardi per verificarlo con un agente la cui infiltrazione e/o identificazione è un'operazione molto delicata che richiede tempo, pianificazione e pazienza.

Le informazioni raccolte devono essere passate tutte agli analisti, senza compartimentazioni. Per fare questo senza mettere in pericolo le fonti devono prima essere sterilizzate. Questa è una fase critica perché occorre togliere ciò che può compromettere l'agente senza però cambiare il senso ed il contenuto.

I decisori devono avere sul loro tavolo le analisi e i dati grezzi. Ho detto "le analisi", plurale perché dovranno e potranno esserci più interpretazioni anche se non dovrà succedere che il proliferare degli scenari mascheri una carenza di analisi.

A questo punto beh... se c'è da ammazzare qualcuno deve esserci a disposizione una sezione operativa in grado di farlo.
Non lasciare che il tuo senso morale ti impedisca di fare ciò che è giusto.