Showing posts with label Quella volta che. Show all posts
Showing posts with label Quella volta che. Show all posts
Saturday, February 1, 2025
La penna e la tastiera
... Vedo il tuo spirito umanista ribellarsi alla rigida essenza di un moderno Word Processor e spingere la tua mano verso la cara, amata, vecchia penna, unica capace di un legame diretto tra un'idea e la carta che l'accoglie, senza soluzione di continuità.
Non c'è il rumore della tastiera o caratteri scritti su di uno schermo ma solo una mano che accarezza il foglio e un pennino che fissa i tuoi pensieri in leggere volute di inchiostro.
Puoi sentirne l'odore, se vuoi.
Puoi vedere il tuo stato d'animo riflettersi nel tratto più o meno pesante o rabbioso.
E puoi stracciare tutto se qualcosa non ti piace.
Vuoi mettere la differenza tra tirare nel cestino un foglio appallottolato o stracciato con livore e cancellare un file? È la stessa che passa tra stringerti tra le braccia e mandarti un telegramma con scritto "ti abbraccio".
Wednesday, April 28, 2021
La secchiona
Ho finito gli esercizi di matematicaBrava
Adesso stacco un po' la menteE che fai?
Quelli di fisicaEd è staccare la mente?
Certo, è un'altra materia e devi pensare diversamente
La mia secchiona... Read original Tweet
Tuesday, December 8, 2020
R.I.P. Chuck Yeager
Sono cresciuto nel mito di Chuck Yeager un uomo che ha finalizzato non una ma molte delle imprese tecnologiche che hanno fatto fare un balzo alla nostra umanità.
Perché dopo scienza e ingegneria occorre che qualcuno verifichi che le cose funzionano mettendoci il culo.
Se questo 2020 porta via anche uno come lui sarà ora che lo si prenda definitivamente maledettamente sul serio.
P.S. lo so che aveva 97 anni, ma era l'ultimo degli immortali.
Read original Tweet
Saturday, September 12, 2015
Guerre Stellari
Era un pomeriggio del 1977 e, come sempre, ero a casa a finire i compiti.
Fu molto strano vedere arrivare mio padre a quell'ora inconsueta e ancora più strano fu quando mi disse: "Vestiti che andiamo al cinema". La mamma mi raccontava che l'ultima volta che c'era stato era per vedere "Il dottor Zivago".
Il cinema era in centro a Bergamo e fuori ricordo una lunga coda.
Tornai a casa frastornato e ipnotizzato. Per settimane il mio lego fu monopolizzato dal tentativo di riprodurre quello che avevo visto.
Il film era "Guerre Stellari" e questa sera, osservando le bimbe a bocca aperta davanti al televisore di casa nel vederlo per la prima volta, ho capito cosa provò mio padre e cosa lo spinse a farlo.
Fu molto strano vedere arrivare mio padre a quell'ora inconsueta e ancora più strano fu quando mi disse: "Vestiti che andiamo al cinema". La mamma mi raccontava che l'ultima volta che c'era stato era per vedere "Il dottor Zivago".
Il cinema era in centro a Bergamo e fuori ricordo una lunga coda.
Tornai a casa frastornato e ipnotizzato. Per settimane il mio lego fu monopolizzato dal tentativo di riprodurre quello che avevo visto.
Il film era "Guerre Stellari" e questa sera, osservando le bimbe a bocca aperta davanti al televisore di casa nel vederlo per la prima volta, ho capito cosa provò mio padre e cosa lo spinse a farlo.
Thursday, August 13, 2015
Il bagnasciuga della vita
Cammino sul bagnasciuga con la bimba grande.
Per un breve tratto la distesa di ciottoli lascia spazio a morbida sabbia e lei si allontana spiccando un paio di salti da ballerina.
Osservo ammirato l'eleganza del suo movimento, accentuata dallo svolazzare del vestitino leggero. È forte il contrasto con la rabbia oscura del mare agitato dal vento che la spruzza nel vano tentativo di competere con la sua serenità.
È come se lei fosse una immagine a colori in una fotografia in bianco e nero.
Si ferma, si volta e tende la mano al suo papà ignara di quello che gli ha appena regalato.
È uno di quei momenti in cui un padre si chiede cosa volere di più dalla vita. Di solito la risposta è "nulla" ma questa volta è diverso. Vorrei poter dilatare il tempo per allungare il momento magico della vita nel quale una bimba diventa ragazza e un papi diviene padre restando entrambi l'uno e l'altro.
Per un breve tratto la distesa di ciottoli lascia spazio a morbida sabbia e lei si allontana spiccando un paio di salti da ballerina.
Osservo ammirato l'eleganza del suo movimento, accentuata dallo svolazzare del vestitino leggero. È forte il contrasto con la rabbia oscura del mare agitato dal vento che la spruzza nel vano tentativo di competere con la sua serenità.
È come se lei fosse una immagine a colori in una fotografia in bianco e nero.
Si ferma, si volta e tende la mano al suo papà ignara di quello che gli ha appena regalato.
È uno di quei momenti in cui un padre si chiede cosa volere di più dalla vita. Di solito la risposta è "nulla" ma questa volta è diverso. Vorrei poter dilatare il tempo per allungare il momento magico della vita nel quale una bimba diventa ragazza e un papi diviene padre restando entrambi l'uno e l'altro.
Saturday, June 8, 2013
Ubbidire vs imparare
Pomeriggio inoltrato e sto spiegando alla bimba grande che per imparare
dall'esperienza di mamma e papà occorre, per prima cosa, essere ubbidienti.
Non sembra molto convinta, mi guarda e, improvvisamente, dice:
Dietro di lei compaiono volti sorridenti e pieni di approvazione. Sono sempre di più, una piccola folla. Osservo con maggiore attenzione e riconosco Galileo, Leonardo, Michelangelo, Copernico.
Va beh, la lezione è finita. Meglio cambiare discorso.
Ma anche disubbidire è un modo di imparare.Rimango di sasso.
Dietro di lei compaiono volti sorridenti e pieni di approvazione. Sono sempre di più, una piccola folla. Osservo con maggiore attenzione e riconosco Galileo, Leonardo, Michelangelo, Copernico.
Va beh, la lezione è finita. Meglio cambiare discorso.
Friday, May 24, 2013
Difetto di giudizio
La capacità di fare le cose non è peggiorata, è cambiato il nostro metro di giudizio su di esse.
Una volta si era fieri di ciò che si era costruito malgrado potesse avere dei difetti.
Oggi ci si indigna sottolineando i difetti e facendo passare inosservato ciò che si è costruito.
Domani non si costruirà più nulla perché saremo certi che avrà dei difetti.
Personalmente questa è una delle pochissime volte in cui rimpiango la mentalità del passato.
Una volta si era fieri di ciò che si era costruito malgrado potesse avere dei difetti.
Oggi ci si indigna sottolineando i difetti e facendo passare inosservato ciò che si è costruito.
Domani non si costruirà più nulla perché saremo certi che avrà dei difetti.
Personalmente questa è una delle pochissime volte in cui rimpiango la mentalità del passato.
Sunday, June 17, 2012
Grande e piccolo
Il teatro è gremito.
Lei è sola sul palcoscenico immenso, buio e vuoto.
È piccola come il faretto che la illumina.
È piccola come i suoi sei anni.
È grande nel suo coraggio.
È grande nella sua determinazione.
Parte la musica, un sorriso e via.
Il palcoscenico diventa piccolo piccolo.
Il palcoscenico si illumina dalla sua felicità.
Il palcoscenico si riempie della sua gioia di vivere.
Un padre non può chiedere nulla di più alla vita.
Lei è sola sul palcoscenico immenso, buio e vuoto.
È piccola come il faretto che la illumina.
È piccola come i suoi sei anni.
È grande nel suo coraggio.
È grande nella sua determinazione.
Parte la musica, un sorriso e via.
Il palcoscenico diventa piccolo piccolo.
Il palcoscenico si illumina dalla sua felicità.
Il palcoscenico si riempie della sua gioia di vivere.
Un padre non può chiedere nulla di più alla vita.
Tuesday, May 8, 2012
La letterina
Guardo la bimba grande e penso a quando sarà adolescente, a quando dovrò esercitare
il dovere di padre. So che molto, se non tutto, dipenderà da quello che sarò stato in
grado di fare adesso.
Penso a quello che le dico, a quello che le insegno, alle fiabe che le racconto o le faccio vedere in film...
Penso a quello che le dico, a quello che le insegno, alle fiabe che le racconto o le faccio vedere in film...
Cari genitori,Ops...
Jasmine ha una relazione con un ragazzo sporco e senza casa di nome Aladdin.
Biancaneve vive da sola con 7 uomini.
Pinocchio è un bugiardo.
Robin Hood è un ladro.
Tarzan se ne va in giro senza vestiti addosso.
Uno sconosciuto ha baciato una bella addormentata e lei lo ha sposato.
Cenerentola ha mentito ed è scappata una notte di nascosto per andare ad un party.
Davvero, cosa ho fatto di male?
È così che mi avete cresciuto.
Tuesday, February 14, 2012
San Valentino
San Valentino è la festa degli innamorati.
Lo stereotipo, l'abitudine, l'immagine è sempre la stessa: lui e lei, lei e lui.
Però...
Mica solo loro sono innamorati. Oltre a lui e lei possono esserci anche due bimbe,
un divano e un film.
Anche questo è San Valentino e il film magari è Shrek.
Lo stereotipo, l'abitudine, l'immagine è sempre la stessa: lui e lei, lei e lui.
Però...
Mica solo loro sono innamorati. Oltre a lui e lei possono esserci anche due bimbe,
un divano e un film.
Anche questo è San Valentino e il film magari è Shrek.
Sunday, September 18, 2011
La perfezione
La perfezione non è di questo mondo.
Ma a volte capita di assistere a qualcosa che le va molto vicino: un momento nella vita in cui qualcuno riesce a fare esattamente ciò che ha progettato, nel modo in cui lo ha progettato.
E' un evento raro ma quando capita di assistervi si ha immediatamente la sensazione che quello che sta accadendo non sia normale.
Lo capisci a pelle. Lo percepisci nettamente nella facilità e nella spontanea sicurezza con cui avviene ciò che i tuoi sensi stanno registrando.
E' un momento ipnotico dal quale ti risvegli conscio che ciò che hai visto non lo scorderai mai.
Era il 1984, in un paese che pochi anni dopo sarebbe stato distrutto dalla guerra, in un palazzo del ghiaccio che non esiste più.
Chi ama il pattinaggio artistico non lo scorderà mai.
Ma a volte capita di assistere a qualcosa che le va molto vicino: un momento nella vita in cui qualcuno riesce a fare esattamente ciò che ha progettato, nel modo in cui lo ha progettato.
E' un evento raro ma quando capita di assistervi si ha immediatamente la sensazione che quello che sta accadendo non sia normale.
Lo capisci a pelle. Lo percepisci nettamente nella facilità e nella spontanea sicurezza con cui avviene ciò che i tuoi sensi stanno registrando.
E' un momento ipnotico dal quale ti risvegli conscio che ciò che hai visto non lo scorderai mai.
Era il 1984, in un paese che pochi anni dopo sarebbe stato distrutto dalla guerra, in un palazzo del ghiaccio che non esiste più.
Chi ama il pattinaggio artistico non lo scorderà mai.
Saturday, September 17, 2011
I numeri
Pomeriggio. La bimba piccola dorme. In soggiorno la bimba grande, dall'alto dei
suoi cinque anni e mezzo, scrive i numeri sul suo quaderno.
Ad un tratto mi chiede:
Ad un tratto mi chiede:
Papà, come si scrive 21?
Disegna un due e poi metti vicino un uno.Diligentemente esegue.
Papà, e come si scrive 34?
Disegna un tre e poi metti vicino un quattro.Mi guarda e si illumina in viso. L'impressione è che abbia capito il meccanismo percui tento di verificare tale impressione e le chiedo:
Quindi come si scrive 47?Immediata risponde:
Un quattro con vicino un sette.Da orgoglioso papà, gongolo dentro di me e la osservo tornare a scrivere. La sento pronunciare i numeri ma ad un tratto...
Dieciuno, diecidue, diecitre...Sto per correggerla ma mi fermo. All'improvviso mi rendo conto che ha ragione:
Per quale motivo al mondo diciamo undici se poi per tutti gli altri casi diciamo ventuno, trentuno, quarantuno...
Monday, June 6, 2011
A bocca aperta
No, la nota trasmissione di Funari non c'entra. Se vi aspettavate un post su di essa cambiate
pure link che non mi offendo.
La bocca è quella della piccolina di 17 mesi quando siamo entrati nel Fantasy Kingdom di Gardaland e si è trovata di fronte ciò che generalmente vede sui libri o in televisione.
Ebbene si, da bravo papà (e con la brava mamma), ho approfittato del ponte per portare le bimbe a Gardaland. Non era la prima volta visto che già c'eravamo stati con quella che ora chiamiamo "grande" anche se ha solo 5 anni. In realtà c'era anche la piccola, ma non lo sapevamo ancora, ma questa è un'altra storia...
Come la scorsa volta abbiamo (io e la moglie) fatto le cose per bene: tre giorni, due notti e pernottamento al Gardaland Resort che, per le bimbe, è quello che crea l'atmosfera. Da quando si svegliano la mattina a quando vanno a letto la sera sono immerse nei personaggi che poi ritrovano nei giochi del parco. Vi dirò che farsi la barba davanti ad uno specchio la cui cornice reca agli angoli Aurora, Ti-Gey, Mously, Pagüi e al centro l'onnipresente Prezzemolo fa un certo effetto sebbene inferiore a quello che si avrebbe asciugandosi il sedere con un... va beh, lasciamo perdere.
In ogni caso non è di Gardaland che voglio parlarvi ma dello spaccato di curiosa umanità che ho potuto osservare e che, probabilmente, non è legato a questo parco ma a tutti i luoghi in cui ci siano da condividere spazi e servizi con altri. Del resto le stesse cose le avevo notate anche lo scorso anno in villaggio vacanze.
Prima però lasciatemi dire un cosa a cui tengo perché stupisce quando non dovrebbe: tutto il personale di Gardaland e del resort, indipendentemente dalla mansione è di una gentilezza e disponibilità assoluta. Lo so, mi accuserete di leccare il culo ma chi mi conosce sa che, generalmente, sono estremamente severo su questo che ritengo un requisito fondamentale per ogni struttura ricettiva, specie se dedicata al divertimento. Bene, qui è talmente evidente la cosa da lasciare stupefatti. Anche se poi, ripensandoci, la normalità dovrebbe essere il sorriso non il grugnito.
Ma torniamo alla varia umanità che frequenta questi luoghi.
Il cartello
Nella hall del resort ci sono le statue dei personaggi a grandezza naturale. Essendo vicine alla balconata che sovrasta la rampa di scale che scende al ristorante, su di esse è ben in vista un cartello con scritto "Vietato arrampicarsi sulle statue". Non avete idea di quanti bimbi, penzolando da esse, abbiano fatto cadere quel cartello e di quanti genitori siano accorsi a... risistemare il cartello. Si, avete capito bene: sgridavano i figli perché, arrampicandosi, avevano fatto cadere il cartello su cui era scritto di non arrampicarsi.
Il concetto di spazio
Baby dance, dopo cena al resort. I bimbi al centro con l'animatrice e i genitori intorno che guardano. Tutto normale? No. Ognuno pretenderebbe, contro le leggi della fisica e della geometria di poter vedere il proprio figlio/a da meno di un metro di distanza. Risultato: il cerchio dei genitori si stringe al punto tale che i bambini, invece di avere lo spazio necessario a danzare, sembra si trovino su di un autobus all'ora di punta.
Scambio di battute esemplare:
Le regole
Alcune attrazioni richiedono che la struttura fisica sia all'interno di certi limiti, che generalmente sono relativi all'altezza. Non lo fanno perché sono stronzi o razzisti ma perché se sali su una giostra che ti fa volteggiare gambe a penzoloni con virate al limite del g è tuo interesse non scivolare fuori dal contenimento partendo per la tangente con punto di atterraggio all'aeroporto di Bergamo Orio al Serio.
Invece c'è quello che si presenta con il figlio di 110 cm che sostiene che vuole il rimborso del biglietto perché tutte le giostre più belle il bimbo non le può fare. Ora, a parte il fatto che il non vedere il figlio spiaccicato contro un pilone dovrebbe essere di suo interesse, sulla mappa del parco che è disponibile dappertutto ben prima di fare il biglietto (anche sul sito internet) sono specificati i vincoli di ogni attrazione. Lamentarsi con il personale che non fa accedere è da idioti: se per caso cedessero alle lamentele, il figliolo tornerebbe a casa in volo.
Esilaranti poi quelli che sostengono siano sbagliati i campioni di altezza che usano agli ingressi: "Mio figlio non è mai stato un metro e venti". Già, mai stato: è passato direttamente da un metro e dieci a uno e trenta.
Gli indecisi
Padre e madre litigano furiosamente se fare prima la giostra A oppure la B. Il figlio li guarda poi il dialogo diviene:
I decisi
Padre e madre marciano brandendo la mappa su cui hanno annotato percorso, tempi e giostre che il bambino dovrà fare. Il figlio li guarda poi il dialogo diviene:
Beh, queste sono solo alcune delle scene che ho potuto osservare, se me ne verranno in mente altre le aggiungerò.
Un'ultima cosa: la bimba grande, questa sera, ha voluto sul suo comodino la mappa di Gardaland. E il papà non poteva chiedere ringraziamento migliore.
La bocca è quella della piccolina di 17 mesi quando siamo entrati nel Fantasy Kingdom di Gardaland e si è trovata di fronte ciò che generalmente vede sui libri o in televisione.
Ebbene si, da bravo papà (e con la brava mamma), ho approfittato del ponte per portare le bimbe a Gardaland. Non era la prima volta visto che già c'eravamo stati con quella che ora chiamiamo "grande" anche se ha solo 5 anni. In realtà c'era anche la piccola, ma non lo sapevamo ancora, ma questa è un'altra storia...
Come la scorsa volta abbiamo (io e la moglie) fatto le cose per bene: tre giorni, due notti e pernottamento al Gardaland Resort che, per le bimbe, è quello che crea l'atmosfera. Da quando si svegliano la mattina a quando vanno a letto la sera sono immerse nei personaggi che poi ritrovano nei giochi del parco. Vi dirò che farsi la barba davanti ad uno specchio la cui cornice reca agli angoli Aurora, Ti-Gey, Mously, Pagüi e al centro l'onnipresente Prezzemolo fa un certo effetto sebbene inferiore a quello che si avrebbe asciugandosi il sedere con un... va beh, lasciamo perdere.
In ogni caso non è di Gardaland che voglio parlarvi ma dello spaccato di curiosa umanità che ho potuto osservare e che, probabilmente, non è legato a questo parco ma a tutti i luoghi in cui ci siano da condividere spazi e servizi con altri. Del resto le stesse cose le avevo notate anche lo scorso anno in villaggio vacanze.
Prima però lasciatemi dire un cosa a cui tengo perché stupisce quando non dovrebbe: tutto il personale di Gardaland e del resort, indipendentemente dalla mansione è di una gentilezza e disponibilità assoluta. Lo so, mi accuserete di leccare il culo ma chi mi conosce sa che, generalmente, sono estremamente severo su questo che ritengo un requisito fondamentale per ogni struttura ricettiva, specie se dedicata al divertimento. Bene, qui è talmente evidente la cosa da lasciare stupefatti. Anche se poi, ripensandoci, la normalità dovrebbe essere il sorriso non il grugnito.
Ma torniamo alla varia umanità che frequenta questi luoghi.
Il cartello
Nella hall del resort ci sono le statue dei personaggi a grandezza naturale. Essendo vicine alla balconata che sovrasta la rampa di scale che scende al ristorante, su di esse è ben in vista un cartello con scritto "Vietato arrampicarsi sulle statue". Non avete idea di quanti bimbi, penzolando da esse, abbiano fatto cadere quel cartello e di quanti genitori siano accorsi a... risistemare il cartello. Si, avete capito bene: sgridavano i figli perché, arrampicandosi, avevano fatto cadere il cartello su cui era scritto di non arrampicarsi.
Il concetto di spazio
Baby dance, dopo cena al resort. I bimbi al centro con l'animatrice e i genitori intorno che guardano. Tutto normale? No. Ognuno pretenderebbe, contro le leggi della fisica e della geometria di poter vedere il proprio figlio/a da meno di un metro di distanza. Risultato: il cerchio dei genitori si stringe al punto tale che i bambini, invece di avere lo spazio necessario a danzare, sembra si trovino su di un autobus all'ora di punta.
Scambio di battute esemplare:
Figlio/a: "Mamma, se non ti sposti non riesco a ballare"Curioso corollario è il fatto che se stai guardando tua figlia lasciando un paio di spanne tra te e le persone che ti stanno davanti è certo che ti si infili in mezzo qualcuno.
Mamma: "Non fare caso a me, balla che ti sto riprendendo"
Le regole
Alcune attrazioni richiedono che la struttura fisica sia all'interno di certi limiti, che generalmente sono relativi all'altezza. Non lo fanno perché sono stronzi o razzisti ma perché se sali su una giostra che ti fa volteggiare gambe a penzoloni con virate al limite del g è tuo interesse non scivolare fuori dal contenimento partendo per la tangente con punto di atterraggio all'aeroporto di Bergamo Orio al Serio.
Invece c'è quello che si presenta con il figlio di 110 cm che sostiene che vuole il rimborso del biglietto perché tutte le giostre più belle il bimbo non le può fare. Ora, a parte il fatto che il non vedere il figlio spiaccicato contro un pilone dovrebbe essere di suo interesse, sulla mappa del parco che è disponibile dappertutto ben prima di fare il biglietto (anche sul sito internet) sono specificati i vincoli di ogni attrazione. Lamentarsi con il personale che non fa accedere è da idioti: se per caso cedessero alle lamentele, il figliolo tornerebbe a casa in volo.
Esilaranti poi quelli che sostengono siano sbagliati i campioni di altezza che usano agli ingressi: "Mio figlio non è mai stato un metro e venti". Già, mai stato: è passato direttamente da un metro e dieci a uno e trenta.
Gli indecisi
Padre e madre litigano furiosamente se fare prima la giostra A oppure la B. Il figlio li guarda poi il dialogo diviene:
Figlio/a: "Io vorrei fare la giostra C..."Il bimbo pensa: "Che culo che ho".
Mamma/Papà: "Zitto e ringrazia che stiamo facendo tutto questo per farti divertire"
I decisi
Padre e madre marciano brandendo la mappa su cui hanno annotato percorso, tempi e giostre che il bambino dovrà fare. Il figlio li guarda poi il dialogo diviene:
Figlio/a: "La giostra A mi fa paura..."Il bimbo pensa: "Che culo che ho".
Mamma/Papà: "Zitto e ringrazia che stiamo facendo tutto questo per farti divertire"
Beh, queste sono solo alcune delle scene che ho potuto osservare, se me ne verranno in mente altre le aggiungerò.
Un'ultima cosa: la bimba grande, questa sera, ha voluto sul suo comodino la mappa di Gardaland. E il papà non poteva chiedere ringraziamento migliore.
Friday, May 13, 2011
12 maggio
Sono passati dieci anni da quel 12 maggio ma è come se il tempo si fosse fermato.
Oggi le bimbe assorbono tutto il nostro tempo e i nostri pensieri ma in sottofondo, se ascolti bene, c'è sempre questa canzone. Quella che un soprano accompagnato da un quartetto d'archi cantava mentre ci scambiavamo gli anelli.
P.S. questo post era stato pubblicato alle 22:00 del 12 maggio 2011 ma perso da blogger per un problema tecnico. Lo ripubblico oggi.
Oggi le bimbe assorbono tutto il nostro tempo e i nostri pensieri ma in sottofondo, se ascolti bene, c'è sempre questa canzone. Quella che un soprano accompagnato da un quartetto d'archi cantava mentre ci scambiavamo gli anelli.
P.S. questo post era stato pubblicato alle 22:00 del 12 maggio 2011 ma perso da blogger per un problema tecnico. Lo ripubblico oggi.
Friday, February 18, 2011
L'archivio
In queste sere, dopo aver messo a nanna le bimbe, sto sistemando un po' di cose nello studio.
L'idea di base era fare ordine nella mia collezione musicale che è dispersa tra LP, audiocassette, CD,
files mp3, DVD etc...
Così mi sono trovato tra le mani oggetti che hanno fatto parte della mia vita, accompagnando con la loro matericità momenti più o meno indimenticabili e ho scoperto, una volta di più, quanto una canzone possa essere di stimolo alla memoria.
Fateci caso: musica e odori sono in grado di riportare alla memoria non solo il racconto di una esperienza, cosa che può fare anche una pagina di diario, ma le emozioni e lo stato d'animo che avevate nel viverla. Ed è quello che mi sta succedendo: non sto passando in rassegna le musiche che hanno accompagnato la mia vita ma la mia vita stessa.
È una cosa che mi sta piacendo moltissimo perché affianca il mio diario, che è fatto di fogli di carta e scritti, con un media in grado di completarlo con le emozioni.
Grazie a YouTube rivivo momenti che non ricordavo, rivivo la personalità di persone che non frequento più da tempo, ritrovo canzoni che erano state rimosse dalla mia mente e le ascolto con orecchie nuove. E a volte mi dico "come cazzo faceva a piacerti questa merda?" ma poi penso che non era lei a piacermi ma ciò che in quel momento ci stava intorno. Ed è questo che riaffiora.
Percui se posterò qualcosa che vi farà cagare (procioni o levrieri a seconda di quanto siete snob) pensate al fatto che, forse, potrebbe far schifo anche a me. Oggi. Ma allora aveva un suo perché.
Così mi sono trovato tra le mani oggetti che hanno fatto parte della mia vita, accompagnando con la loro matericità momenti più o meno indimenticabili e ho scoperto, una volta di più, quanto una canzone possa essere di stimolo alla memoria.
Fateci caso: musica e odori sono in grado di riportare alla memoria non solo il racconto di una esperienza, cosa che può fare anche una pagina di diario, ma le emozioni e lo stato d'animo che avevate nel viverla. Ed è quello che mi sta succedendo: non sto passando in rassegna le musiche che hanno accompagnato la mia vita ma la mia vita stessa.
È una cosa che mi sta piacendo moltissimo perché affianca il mio diario, che è fatto di fogli di carta e scritti, con un media in grado di completarlo con le emozioni.
Grazie a YouTube rivivo momenti che non ricordavo, rivivo la personalità di persone che non frequento più da tempo, ritrovo canzoni che erano state rimosse dalla mia mente e le ascolto con orecchie nuove. E a volte mi dico "come cazzo faceva a piacerti questa merda?" ma poi penso che non era lei a piacermi ma ciò che in quel momento ci stava intorno. Ed è questo che riaffiora.
Percui se posterò qualcosa che vi farà cagare (procioni o levrieri a seconda di quanto siete snob) pensate al fatto che, forse, potrebbe far schifo anche a me. Oggi. Ma allora aveva un suo perché.
Monday, February 14, 2011
San Valentino
San Valentino. La festa degli innamorati.
Immagini di coppiette ai tavoli, cuori rossi, sguardi perduti uno nell'altro, magari un regalo.
Un anello, un mazzo di fiori, una scatola di cioccolatini.
Lei affascinante e gatta, lui imbarazzato e sudato.
Ma anche la tavola di casa, la tovaglia di tutte le sere, una candela accesa.
Il menu un po' diverso, una torta e una buona bottiglia.
E le bimbe.
Si, le bimbe a tavola con noi, con me e mia moglie che ci guardiamo per i pochi istanti che loro ci lasciano liberi.
E nei nostri occhi scopriamo lo stesso amore e le stesse emozioni che ci hanno portato a 10 anni di matrimonio.
Anche questo è San Valentino.
Immagini di coppiette ai tavoli, cuori rossi, sguardi perduti uno nell'altro, magari un regalo.
Un anello, un mazzo di fiori, una scatola di cioccolatini.
Lei affascinante e gatta, lui imbarazzato e sudato.
Ma anche la tavola di casa, la tovaglia di tutte le sere, una candela accesa.
Il menu un po' diverso, una torta e una buona bottiglia.
E le bimbe.
Si, le bimbe a tavola con noi, con me e mia moglie che ci guardiamo per i pochi istanti che loro ci lasciano liberi.
E nei nostri occhi scopriamo lo stesso amore e le stesse emozioni che ci hanno portato a 10 anni di matrimonio.
Anche questo è San Valentino.
Thursday, November 18, 2010
Sera
Mettetevi comodi o cambiate canale perché questo non è un post come gli altri.
Questa sera non ho voglia di scrivere nascosto dietro la maschera di uno dei personaggi che sono solito usare. Quello che leggerete, e che non so ancora cosa sarà, sono io e ciò che mi passa per la mente. Ho come compagno un bicchiere di Glenfiddich invecchiato 18 anni e come colonna sonora la pioggia che batte sul vetro dell'abbaino.
So cosa state pensando, compagni di zingarate. Probabilmente se leggessi queste cose sul blog di qualcuno lo aggiungerei alla lista dei possibili bersagli. Ma non mi importa. Se non vi va di starmi a sentire, saltate questo post che tanto, dal prossimo, torno quello di sempre.
In realtà quello di sempre sono comunque io ma questa sera ho voglia di metterci la faccia. Penso di doverlo alle persone incredibili che ho conosciuto tramite questo mezzo e che non smettono mai di sorprendermi con la loro unicità.
La sera è un rituale che si svolge secondo un copione collaudato e mettere a letto le bimbe ne fa parte. Dovrebbe essere oramai una routine senza nulla di particolarmente emozionante ma non è così.
Metto a letto la piccola. Ha undici mesi ed è nata con il sole dentro e il sorriso incollato al visino. Mentre le canto la ninna preferita vedo i suoi grandi occhi neri chiudersi poco a poco e sento il suo respiro scivolare lentamente nel vellutato ritmo del sonno. Non resta molto altro da fare se non adagiare quel fagottino caldo nel suo lettino e sentirlo mugugnare mentre cerca la posizione migliore.
Poi viene il turno della grande. Mi sembra ieri che in sala parto ascoltavo il suo primo vagito ed ora ha quasi cinque anni. La velocità con cui cresce è incredibile e mi lascia con la lingua di fuori mentre cerco di arrancare per stare al suo fianco chiedendomi se siamo noi a correre o se non sia, piuttosto, il futuro che ci viene addosso.
Nonostante tutto, però, vuole ancora che il suo papà le racconti una fiaba. Quelle canoniche sono state fin troppo ripetute quindi non mi resta che esercitare la fantasia. Così finisce che, spesso, la fiaba venga inventata insieme e popolata da personaggi un po' strambi come il sempre ubriaco mago Merlot.
Vi chiederete il perché di un post come questo. Non lo so. Ma in questo momento penso che un uomo non possa chiedere nulla di più alla vita.
Questa sera non ho voglia di scrivere nascosto dietro la maschera di uno dei personaggi che sono solito usare. Quello che leggerete, e che non so ancora cosa sarà, sono io e ciò che mi passa per la mente. Ho come compagno un bicchiere di Glenfiddich invecchiato 18 anni e come colonna sonora la pioggia che batte sul vetro dell'abbaino.
So cosa state pensando, compagni di zingarate. Probabilmente se leggessi queste cose sul blog di qualcuno lo aggiungerei alla lista dei possibili bersagli. Ma non mi importa. Se non vi va di starmi a sentire, saltate questo post che tanto, dal prossimo, torno quello di sempre.
In realtà quello di sempre sono comunque io ma questa sera ho voglia di metterci la faccia. Penso di doverlo alle persone incredibili che ho conosciuto tramite questo mezzo e che non smettono mai di sorprendermi con la loro unicità.
La sera è un rituale che si svolge secondo un copione collaudato e mettere a letto le bimbe ne fa parte. Dovrebbe essere oramai una routine senza nulla di particolarmente emozionante ma non è così.
Metto a letto la piccola. Ha undici mesi ed è nata con il sole dentro e il sorriso incollato al visino. Mentre le canto la ninna preferita vedo i suoi grandi occhi neri chiudersi poco a poco e sento il suo respiro scivolare lentamente nel vellutato ritmo del sonno. Non resta molto altro da fare se non adagiare quel fagottino caldo nel suo lettino e sentirlo mugugnare mentre cerca la posizione migliore.
Poi viene il turno della grande. Mi sembra ieri che in sala parto ascoltavo il suo primo vagito ed ora ha quasi cinque anni. La velocità con cui cresce è incredibile e mi lascia con la lingua di fuori mentre cerco di arrancare per stare al suo fianco chiedendomi se siamo noi a correre o se non sia, piuttosto, il futuro che ci viene addosso.
Nonostante tutto, però, vuole ancora che il suo papà le racconti una fiaba. Quelle canoniche sono state fin troppo ripetute quindi non mi resta che esercitare la fantasia. Così finisce che, spesso, la fiaba venga inventata insieme e popolata da personaggi un po' strambi come il sempre ubriaco mago Merlot.
Vi chiederete il perché di un post come questo. Non lo so. Ma in questo momento penso che un uomo non possa chiedere nulla di più alla vita.
Tuesday, September 21, 2010
Ciao Sandra...
... con te se ne va un altro pezzo della mia infanzia.
Grazie per quelle serate trascorse in famiglia a guardare te e Raimondo fingere di litigare e farlo talmente bene da essere specchio di una Italia forse passata ma non trascorsa.
Salutami Raimondo che, me lo vedo, ti accoglierà con il giornale in mano e una battuta del tipo: "Anche tu qui?"
Grazie per quelle serate trascorse in famiglia a guardare te e Raimondo fingere di litigare e farlo talmente bene da essere specchio di una Italia forse passata ma non trascorsa.
Salutami Raimondo che, me lo vedo, ti accoglierà con il giornale in mano e una battuta del tipo: "Anche tu qui?"
Thursday, April 1, 2010
Quella volta che...
Qualche anno fa mi dilettavo a scrivere canzoni. Le componevo al pianoforte
e poi le arrangiavo con una Solton MS4 e un Roland JV80. Niente di che, mi
divertivo e passavo un po' di tempo. Siccome poi ero una specie di lupo solitario,
un po' sfigato con le donne e decisamente poco interessato ai passatempi
farlocchi, il sedermi al piano con un buon bicchiere di rum era una delle cose
che preferivo.
Anche se ho detto che ero un po' sfigato con le donne questo non vuol dire, però, che qualcuna non riuscissi ad invitarla a cena. Del resto sono un discreto cuoco e questo ha il suo fascino.
Così, quella sera preparai un carpaccio di spada, un riso venere con salmone e gamberi e un branzino al forno con pomodorini ed olive nere. Ovviamente il tutto accompagnato da un buon Donna Fugata.
Lei apprezzò molto. Dopo la cena, addocchiò il piano e mi chiese: "lo suoni tu?".
Risposi che si, lo strimpellavo ma che non mi chiedesse di suonarle questo o quest'altro perché quella tastiera era tarata solo su quello che scrivevo io.
"Suona per me", disse.
Mi sedetti e suonai. E cantai. Ad un certo punto lei si alzò e si sedette accanto a me sulla panchetta. Si dondolava seguendo il ritmo. Gli occhi chiusi evidenziavano le lunghe ciglia nere. Le labbra rosse si muovevano impercettibilmente, come se conoscesse le parole del testo. I lunghi capelli neri le scendevano sulle spalle e, celando una parte del volto, le davano un'aura di mistero.
Poi aprì la bocca e disse: "Questa canzone è bellissima, sembra Venditti."
Venditti?
Il mondo mi crollò addosso e nulla fu più come prima. Il JV80 finì su di una mensola dove da più di dieci anni fa il tecno-soprammobile e il mio amato piano prese la via di un rivenditore di strumenti usati.
Quanto potere hanno i piccoli particolari: bastava che lei scegliesse un altro nome e forse ora sarei a suonare il piano con un buon bicchiere di rum poggiato a fianco della tastiera anziché qui a scrivere minchiate davanti ad uno schermo.
Ma avrebbe anche potuto andare peggio. Avrebbe potuto dire, che so, Nino D'Angelo.
No, in questo caso non lo avreste saputo mai perché ora non sarei qui a scrivere. Non avrei resistito e mi sarei suicidato con alle orecchie le cuffie e nel walkman una cassetta di Al Bano e Romina.
Anche se ho detto che ero un po' sfigato con le donne questo non vuol dire, però, che qualcuna non riuscissi ad invitarla a cena. Del resto sono un discreto cuoco e questo ha il suo fascino.
Così, quella sera preparai un carpaccio di spada, un riso venere con salmone e gamberi e un branzino al forno con pomodorini ed olive nere. Ovviamente il tutto accompagnato da un buon Donna Fugata.
Lei apprezzò molto. Dopo la cena, addocchiò il piano e mi chiese: "lo suoni tu?".
Risposi che si, lo strimpellavo ma che non mi chiedesse di suonarle questo o quest'altro perché quella tastiera era tarata solo su quello che scrivevo io.
"Suona per me", disse.
Mi sedetti e suonai. E cantai. Ad un certo punto lei si alzò e si sedette accanto a me sulla panchetta. Si dondolava seguendo il ritmo. Gli occhi chiusi evidenziavano le lunghe ciglia nere. Le labbra rosse si muovevano impercettibilmente, come se conoscesse le parole del testo. I lunghi capelli neri le scendevano sulle spalle e, celando una parte del volto, le davano un'aura di mistero.
Poi aprì la bocca e disse: "Questa canzone è bellissima, sembra Venditti."
Venditti?
Il mondo mi crollò addosso e nulla fu più come prima. Il JV80 finì su di una mensola dove da più di dieci anni fa il tecno-soprammobile e il mio amato piano prese la via di un rivenditore di strumenti usati.
Quanto potere hanno i piccoli particolari: bastava che lei scegliesse un altro nome e forse ora sarei a suonare il piano con un buon bicchiere di rum poggiato a fianco della tastiera anziché qui a scrivere minchiate davanti ad uno schermo.
Ma avrebbe anche potuto andare peggio. Avrebbe potuto dire, che so, Nino D'Angelo.
No, in questo caso non lo avreste saputo mai perché ora non sarei qui a scrivere. Non avrei resistito e mi sarei suicidato con alle orecchie le cuffie e nel walkman una cassetta di Al Bano e Romina.
Subscribe to:
Posts (Atom)