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Tuesday, March 15, 2011

L'illusione

In questi momenti in cui sembra che tutti gli italiani si siano svegliati un mattino con in tasca una laurea in ingegneria nucleare, vorrei ricordare che non sempre ciò che sembra è poi la realtà.

Nemmeno quando appare talmente evidente da non lasciare dubbi.


Ebbene si: i riquadri A e B sono dello stesso colore

P.S. I San Tommaso della situazione possono caricare l'immagine in un programma di grafica, ritagliare un quadratino di A e trascinarlo su B.

Thursday, December 23, 2010

Best wishes

From us ("the wishor") to you ("hereinafter called the wishee")

Please accept without obligation, implied or implicit, our best wishes for an environmentally conscious, socially responsible, politically correct, low stress, non-addictive, gender neutral, celebration of the winter solstice holiday, practiced within the most enjoyable traditions of the religious persuasion of your choice, or secular practices of your choice, with respect for the religious/secular persuasions and/or traditions of others, or their choice not to practice religious or secular traditions at all... and a financially successful, personally fulfilling and medically uncomplicated recognition of the onset of the generally accepted calendar year 2011, but with due respect for the calendars of choice of other cultures or sects, and having regard to the race, creed, colour, age, physical ability, religious faith, choice of computer platform or dietary preference of the wishee.

By accepting this greeting you are bound by these terms that:
  • This greeting is subject to further clarification or withdrawal.
  • This greeting is freely transferable provided that no alteration shall be made to the original greeting and that the proprietary rights of the wishor are acknowledged.
  • This greeting implies no promise by the wishor to actually implement any of the wishes.
  • This greeting may not be enforceable in certain jurisdictions and/or the restrictions herein may not be binding upon certain wishees in certain jurisdictions and is revocable at the sole discretion of the wishor.
  • This greeting is warranted to perform as reasonably may be expected within the usual application of good tidings, for a period of one year or until the issuance of a subsequent holiday greeting, whichever comes first.
  • The wishor warrants this greeting only for the limited replacement of this wish or issuance of a new wish at the sole discretion of the wishor.
  • Any references in this greeting to "the Lord", "Father Christmas", "Our Saviour", or any other festive figures, whether actual or fictitious, dead or alive, shall not imply any endorsement by or from them in respect of this greeting, and all proprietary rights in any referenced third party names and images are hereby acknowledged.
P.S. cosa ci tocca fare per non avere avvocati alle calcagna...

Sunday, October 31, 2010

Il Camillus

Commentando qua e là per la rete mi è capitato di accennare al mio Camillus e siccome alcuni mi hanno chiesto chi o cosa fosse ho deciso di scrivere questo post.

Il Camillus, nonostante il nome, non è un essere umano né un parroco della bassa emiliana. Si tratta dell'oggetto che vedete raffigurato qui a fianco e, sebbene sia per me un buon amico, non è propriamente colui con cui passare una serata di conversazione.

Per chi fosse interessato alla storia di questo coltello rimando a Wikipedia e alle innumerevoli pagine presenti in rete che ne trattano vita, morte e miracoli.

Per quanto mi riguarda il Camillus è stato ed è tuttora un compagno di avventure. Risiede silente nel mio comodino ma è sempre pronto ad uscirne per aiutarmi in una nuova esperienza o per ricordarmene una passata.

Dovete sapere che fin da bambino (intendo a partire da circa 4 anni) ho avuto la passione per i boschi e quello che oggi passa sotto il nome di trekking. Mio nonno mi portava con sé per brughiere, boscaglie, colline e montagne in un crescendo di avventure e scoperte che integravano in modo non convenzionale l'istruzione che ricevevo a scuola.

Il termine "non convenzionale" non è messo a caso: a 5 anni il nonno mi ha insegnato a lanciare il suo pugnale, tarando abilmente i giri e la forza in modo che si conficcasse di punta al variare della distanza del bersaglio. L'anno prima mi aveva costruito un arco ricurvo che rinnovava per aumentarne la forza al crescere della mia. Capite che non erano propriamente giochi...

Visto alla luce del pensiero mainstream di oggi che vede i bambini come esseri da tutelare al punto da tenerli costantemente sotto una campana di vetro e che, per questo, si stanno trasformando in una generazione di incapaci piagnoni capaci di smarrirsi anche nelle loro scarpe, probabilmente mio nonno sarebbe stato denunciato ed arrestato all'istante.

Io, invece, lo ricordo come una figura fondamentale per la mia crescita e gli sarò sempre grato per il tempo che ha saputo e voluto dedicarmi. Tempo che trova la sua evidenza in molto di ciò che sono come persona. Questo post è anche in suo ricordo perché dopodomani sarebbe stato il suo novantaquattresimo compleanno. Si, era nato il giorno dei morti e ci scherzava spesso soprattutto perché di nome faceva Mansueto.

Ma torniamo a noi ed al Camillus. L'esperienza fatta con il nonno e poi da solo mi ha sempre consigliato che per boschi e montagne non si va senza un buon coltello. Servono anche altre cose, ovviamente, ma la lama è una di queste. Così, nel tempo, ho selezionato i miei affilati compagni di avventura e il primo di essi è stato proprio il Camillus. Me ne sono innamorato vedendolo appeso allo spallaccio sinistro di un soldato in una foto su "Corpi d'elite" e mi sono detto: ecco quello che cerco. Ho avuto la fortuna di trovarlo e, da allora, mi accompagna in ogni escursione di un certo livello.

Il fatto che l'escursione debba essere "di un certo livello" è chiaramente perché non è che potete andare a fare una passeggiata nel parco con appeso alla cintura un oggetto del genere. Certo, esiste il paradosso che, se avete con voi una anguria, potete andare in spiaggia tra la gente con un coltello grande il triplo perdipiù acquistato in un supermercato e senza dover mostrare documenti. Ma tant'è, se devo fare qualcosa di leggero preferisco un oggetto meno evidente e, allo scopo, ho un ripiegabile Cold Steel che, pur non facendo scena, non è comunque una lama da poco.

Ecco qua, spero di aver soddisfatto la vostra curiosità e finisco con una osservazione: avere un buon coltello con sé e saperlo usare può essere utile molto più spesso di quanto possiate immaginare ma non pensate di poterlo usare come arma da difesa. Come ho già scritto nei miei post sulla difesa abitativa il coltello è l'ultima arma che insegnano ad usare nei corpi speciali proprio perché è la più difficile da usare.

E se lo è per un SEAL, immaginate per voi...

Monday, September 6, 2010

Manifesto Sturmo & Drango

Questo blog si riconosce nel e sottoscrive il manifesto Sturmo & Drango che viene integralmente riportato qui di seguito.

Se vi va bene è così, se non vi va bene è così lo stesso.

Manifesto Sturmo & Drango
Estensore del manifesto Uriel Fanelli
  1. Noi vogliamo cantare l'amore per la birra, l'abitudine alla taverna ed al rock'n'roll.
  2. Lo sfottimento, la pernacchia, la zingarata saranno elementi essenziali della nostra prosa, ma anche no.
  3. La blogsfera esaltò sinora la farloccaggine chiccosa, la posa modaiola e il politicamente corretto. Noi vogliamo esaltare lo sfottimento dissacrante, il rifiuto della serietà, del calpestare il rispetto dovuto, del violare i limiti della decenza, la mancanza totale di rispetto verso le cose dette importanti e considerate serie. Noi spingeremo fino all'assoluto il pericoloso balzo in avanti. Qualsiasi cosa voglia dire. Però suona bene, cazzo.
  4. Noi gridiamo ai teorici della complessità che il mondo è nero oppure bianco. E del bianco non ci siamo mai fidati tanto, a volerla dire tutta. Perché si.
  5. Noi affermiamo che la magnificenza di internet si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della NERCHIA. Quando è in gioco la dignità dei popoli, quando sono in pericolo i diritti di ognuno di noi, quando viene calpestato il rispetto per la donna, quando i diritti delle minoranze sono violati, quando lo spettro della dittatura fa ombra ai più alti ideali di democrazia, EBBENE, è tempo che gli uomini giusti si uniscano e si siedano sul divano, a guardare la partita. Un rutto all'odore di birra e patatine è più bello della lotta per la Palestina.
  6. I polli attraversano la strada, e continueranno a farlo. Fatevene una ragione, che a noi scappa da ridere.
  7. Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, fermo al semaforo, a scaccolarsi il naso; rifiutiamo la complessità e ridiamo della visuale più ampia. Ma anche no. Ma chi se ne fotte, alla fine?
  8. Bisogna che il blogger si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali, come le tette, la birra, la musica a palla e LA NERCHIA. Sia detto che se il volume della musica è troppo alto, sei troppo vecchio.
  9. Noi salutiamo i destini immorali della Patria.
  10. Non v'è più bellezza se non nella presa per il culo. Nessuna opera che non abbia un carattere goliardico può essere un capolavoro. La blogsfera deve essere concepita come una violenta sega di fronte alle finaliste di Miss Italia, per ridurle a prostrarsi davanti all'uomo; essa va forgiata come una violentissima presa per i fondelli verso tutto ciò che è detto serio ed importante, come un continuo sfottò verso i nobili ideali sbandierati come mutande stese ad asciugare su un balcone di Napoli.
  11. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli! ... Perché dovremmo guardarci alle spalle, se non abbiamo ancora ingranato la retromarcia? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri, la famiglia ringrazia sentitamente. Noi viviamo già nell'assoluto, poiché i valori più assoluti prendiamo per il culo; non c'è niente di così sacro al mondo che non possa e non debba essere deriso, non c'è valore così alto da non doversi bullare di chi se ne fa bandiera, non c'è persona seria che non meriti di essere trattata da buffone, non c'è verginità che non meriti un linguaggio da bordello. I più grandi intellettuali del mondo non valgono quanto l'ultima puttana del porto di Brest, i mostri sacri non arrivano alla solenne dignità dello scarafaggio nel suo incedere titanico dentro il maestoso sifone nel lavandino della storia.
  12. La storia non ci interessa perche' noi non c'eravamo.
  13. Noi vogliamo glorificare la sana scopata - sola igiene del mondo - la serata in pizzeria, il bar dello sport, il gesto distruttore della bestemmia, le belle idee per cui ci si fanno le seghe e il disprezzo per la correttezza.
  14. Se qualcuno ti prende per il culo, magari c'è una comoda maniglia.
  15. Noi vogliamo distruggere la serietà, l'importanza, il rispetto dovuto, e combattere contro il moralismo, il femminismo, il complottismo, il partitismo, e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria. Noi affermiamo che il rutto e la scorreggia sono il vero motore della storia.
  16. Noi enunciamo di fronte al mondo che se un argomento è detto serio, allora è degno di essere deriso. Noi enunciamo di fronte al mondo che le cose dette importanti sono le più futili, che i diritti acquisiti sono fatti per essere persi, che il rispetto dovuto è un'invenzione, che il politicamente corretto è solo viltà e conformismo, che i popoli oppressi sono anche un po' coglioni, che i malvagi oppressori hanno ragione a volte quando non sempre, che la vittima è anche colpevole, che del morto si può parlar male.
  17. "Se famo du spaghi" è lo slogan più alto mai udito dall'umanità.
  18. Noi gridiamo in faccia ai grandi vescovi di ogni religione, come ai grandi maestri dell'ateismo, che l'uomo non solo discende dalla scimmia ma tende spontaneamente al maiale. Ci bulliamo della loro pretesa di essere depositari della verità, ben sapendo che essa si trova sul fondo di ogni bicchiere di birra, per la precisione il prossimo, e non su ridicoli libri scritti da penosi pecorai del deserto, poco meno ignoranti delle bestie che pascolavano.
  19. Noi deridiamo i cori angelici e tiriamo la barba al profeta, noi rifiutiamo il noioso paradiso come le settantotto vergini, noi enunciamo che il martire è una carcassa come tante ed il santo è solo un fallito qualsiasi. Niente è sacro quanto il paginone centrale di Playboy, Amen.
  20. Tutti coloro che sottoscrivono il Manifesto dello Sturmo&Drango sono Capi dello Sturmo & Drango; al Capo ci si rivolge con l'appellativo di "Titanico Capo".
  21. Noi proclamiamo solennemente che il sacro esiste per essere profanato, che lo sdegno è una posa ridicola che richiede accoglienza di sonore scorregge, che l'indignazione merita come sola risposta il rutto, che lo scandalo non è altro che eccitazione per conto terzi. Nella zingarata è la più alta espressione della razza, intesa come quel pesce stupido che attraversò la strada ai brontosauri 300 milioni di anni fa, da cui la forma.
  22. Se non ti piace quello che ho cucinato, vai nella fottuta cucina e muovi le manine, idiota.

Saturday, May 8, 2010

Ultime notizieee...

Ovvero la crisi dei quotidiani.

Questo post lo avevo promesso a Yossarian e spero di essere all'altezza delle sue, e vostre, aspettative. In realtà quelle che esprimerò sono solo delle osservazioni da lettore qualunque non avendo mai lavorato per un giornale.

È evidente che il business model dei quotidiani tradizionali sia in crisi. La quasi totalità degli stessi accumula perdite che solo grazie ai denari dei cosiddetti poteri forti possono essere attualmente tamponate. Ma si tratta, appunto, di toppe messe alla bell'e meglio giusto per tenere in piedi la baracca, spesso con scopi che nulla hanno a che vedere con la difesa dell'informazione o della testata.

Nell'era pre-internet il quotidiano tradizionale cartaceo si reggeva sulla vendita del prodotto e sulla pubblicità. Queste voci garantivano introiti sufficienti a coprire i costi della struttura che andava dalla raccolta della notizia, alla stesura del pezzo, alla sua impaginazione, alla stampa ed infine alla distribuzione e vendita. Il punto era che se volevo notizie dovevo comprare un giornale. In questo modo concorrevo, insieme alla pubblicità e alle inserzioni a pagamento, a remunerare tutta la struttura. E, soprattutto, a renderla potenzialmente indipendente da condizionamenti economici.

L'avvento di internet costrinse i giornali ad avere una versione on-line ed inizialmente questo sembrava dare solo vantaggi. La visibilità della testata aumentava e gli acquisti erano favoriti dall'effetto trailer del sito internet che non toglieva ma, anzi, aggiungeva lettori paganti.

Del resto la versione on-line era ben lungi dall'essere sostitutiva di quella cartacea.
Dal punto di vista della fruibilità il limite era tecnologico: la banda passante limitata, la scarsa potenza dei browser e la dimensione dei monitor rendevano lo sfogliare un quotidiano on-line una esperienza scomoda e dalle attese snervanti.

Ma, soprattutto, era una esperienza costosa: l'accesso ad internet non era flat come quello di oggi ma si pagava a tempo. Leggere mentre una sorta di tassametro scandisce i soldi che vi costa non è piacevole. Il dover pagare di nuovo per rileggere una stessa notizia lo è ancor meno.

Da non sottovalutare poi il fatto che, a differenza di oggi, la versione on-line non aveva nulla in più da dare rispetto a quella cartacea. Si trattava sempre di testi e qualche foto, spesso più piccole e a minore definizione. La possibilità di integrare l'articolo con filmati, slideshow o contributi interattivi era ben lontana dall'essere anche solo immaginata.

Con l'evoluzione della tecnologia e la riduzione dei costi (sia di accesso che dell'hardware) internet esplose in tutte le sue potenzialità entrando nella vita di tutti noi. I giornali non ebbero la forza o, più probabilmente, le competenze necessarie a governare il cambiamento e si trovarono a subire le trasformazioni della società. E ad adeguarsi ad esse.

Per non apparire arretrati furono costretti a mettere on line una versione sempre più completa, ricca ed aggiornata, arrivando al punto di rendere disponibile il quotidiano in PDF da stampare. Questo rese la copia cartacea meno appetibile e più scomoda perché era necessario spostarsi per andare a comprarla.

Contemporaneamente gli annunci a pagamento si spostarono dai giornali generalisti a piattaforme specifiche e la pubblicità, che prendeva in considerazione le copie vendute, diminuiva in parallelo al calo delle tirature. Questo faceva venire a mancare due entrate fondamentali solo parzialmente (molto parzialmente) compensate dalla pubblicità web che era ancora agli albori e non pagava come quella tradizionale.

Tutto questo ha portato alla situazione in cui oggi navigano i giornali: il loro business model non è più economicamente sostenibile perché i margini del poco che si può vendere non coprono le spese. Le notizie devono essere diffuse praticamente gratis ma la struttura che le procura ed elabora è ancora la stessa. E ha ancora gli stessi costi.

Per uscire dal tunnel alcune testate stanno provando a farsi pagare in qualche modo. Dal brutale "per leggere il giornale devi pagarmi un abbonamento", al più soft "ti faccio leggere tot notizie dopodiché, per vederne altre, devi pagarmi un abbonamento", fino ai micropagamenti a scalare news per news o cose bizzarre tipo farti leggere le prime tot righe di ogni articolo e pagare per andare avanti (cosa che ha anche un curioso effetto sul come vengono scritti gli articoli, ma questa è un'altra storia).

In realtà, a mio avviso, questo è un tentativo di chiudere la stalla quando i buoi sono scappati. Chiunque viva nel mondo del commercio sa che quando hai concesso qualcosa gratis tornare a farlo pagare è molto difficile se non impossibile.

A meno che....

A meno che non si fornisca qualcosa di nuovo che il lettore sia disposto a pagare come, ad esempio, l'autorevolezza e l'affidabilità.

Mi spiego con un esempio: mi serve il peso atomico del bismuto. Apro il mio testo di chimica del politecnico, che ho pagato, lo trovo e sono a posto. Non ho bisogno di validare la risposta perché ho pagato per avere una fonte con l'autorevolezza necessaria a non doverlo fare.
Se cercassi in internet troverei decine di siti che riportano il peso atomico del bismuto ma dovrei validare quello che trovo confrontando più fonti. Sarebbe come se lo chiedessi al primo che passa per strada: non mi fiderei della sua risposta. Questo processo di validazione mi costa e potrei essere disposto a pagare per non doverlo fare.

Ecco l'errore a mio avviso commesso dai quotidiani nel passaggio al mondo dell'informazione dell'era internet: credere che il loro prodotto fosse ancora la notizia in se stessa mentre, in realtà, era l'autorevolezza e l'affidabilità della stessa.

In questo hanno perseguito l'obiettivo sbagliato: se succede qualcosa posso esserne informato da decine di fonti compreso il citizen journalism. Ma se voglio sapere cosa è "veramente" successo ho bisogno di validare le fonti, incrociarle, verificare, tutte cose che mi costano tempo e fatica. Questo è lo spazio in cui il quotidiano autorevole può muoversi: sono disposto a pagare non la notizia, che posso avere gratis da altre fonti, ma il fatto di sapere che è vera senza doverlo verificare.

Purtroppo nessun giornale ha capito questo. O meglio, lo stanno capendo forse adesso che tornare indietro è impossibile perché l'autorevolezza è stata oramai sacrificata al Dio dello scoop e l'indipendenza, che garantisce la neutralità di giudizio, è stata venduta al migliore offerente.

Per concludere vorrei fare un paragone con un'altra realtà di cambiamento: l'avvento della grande distribuzione (GDO) sul mercato prima dominato dai piccoli negozi.

Come i piccoli negozianti si sono fatti scappare la possibilità di continuare ad esistere differenziandosi dalla GDO attraverso i prodotti di qualità e/o legati al territorio, così i giornali stanno facendo lo stesso nei confronti di internet.
Non hanno capito che il loro punto di forza, che possono far pagare, è il vaglio delle notizie a monte della pubblicazione.
Se trovo qualcosa in un forum o in un blog sono costretto a verificare se ciò che vi è scritto risponde al vero. Se il giornale è autorevole potrei evitarlo e potrei essere disposto a pagare per questo risparmio di tempo.
Invece i giornali stanno facendo come i negozianti: pretendono di vendere gli stessi prodotti della GDO e, non potendo competere, cercano scorciatoie protezionistiche o sussidi statali per tirare a campare.

Ecco perché, caro Yoss, non mi stupisce che il Guardian (o chi per esso) faccia il salto della quaglia: i giornali oggi stanno in piedi solo grazie agli appoggi. E stare con il più forte vuol dire appoggi più solidi.

Certo però il futuro... beh saranno cazzi del prossimo direttore, a me che mi frega...

P.S. spero di aver usato una prosa accettabile. In caso contrario abbiate comprensione: sono un ex alpino e qui a Bergamo è in atto l'adunata nazionale. Tre giorni di allegria, bevute colossali e ricordi in compagnia di circa 400.000 (avete letto bene quattrocentomila, 4 volte la popolazione di Bergamo città) ex commilitoni.

Dür per Dürà.

Wednesday, March 24, 2010

Difesa abitativa - parte seconda

Partiamo da uno scenario tipico: sono le tre di notte e state dormendo. Nel letto la vostra compagna e nella stanza a fianco vostra figlia. Un ladro forza una finestra e vi entra in casa. Vi svegliate di soprassalto e... che fate?

Nella trattazione che segue considererò solo il caso di attacco alla vostra casa con voi dentro. Se non ci siete sarà una rogna comunque ma pagherà l'assicurazione.

Allarme e primo contenimento

Avere un sistema antifurto che suona quando il serramento viene aperto non serve a molto. Essenzialmente vi avverte quando il ladro è già in casa. Ecco perché è bene che ci siano più perimetri protetti intervallati da contenimenti che impegnino l'intruso dandovi tempo.

Generalmente una casa ha delle persiane che proteggono un serramento in vetro che dà sulla stanza. In questo caso un allarme sulla persiana realizza il perimetrale esterno, uno sul serramento il perimetrale interno e un volumetrico protegge la stanza. Il contenimento può essere un cancello di sicurezza tra persiana e serramento.
Con questa struttura il ladro farà scattare il perimetrale esterno svegliandovi ma non sarà già in casa perché si troverà a dover superare un cancello. Questo vi darà tempo per mettere in atto la vostra strategia di difesa.

Ma un impianto di allarme ben progettato farà più che svegliarvi. Innanzitutto occorre che il pannello allarmi sia nella vostra stanza da letto perché, con ogni probabilità, sarà li che vi troverete quando scatterà. Inoltre dovrà essere possibile identificare il sensore scattato senza dover accendere delle luci. Ogni riferimento agli impianti con centralina posta all'ingresso e display a cristalli liquidi è puramente voluto.
Non dimenticate che avete due vantaggi nei confronti del ladro: conoscete la casa e i vostri occhi sono abituati al buio. Quindi non accendete le luci, non rivelate dove siete ma fate in modo che il vostro sistema di allarme vi possa dire da dove è entrato il malvivente. Il vecchio, caro, pannello a led è ancora insuperato: basta una occhiata e avete il quadro della situazione. Se poi casa vostra è munita di volumetrici per ogni stanza siete anche in grado di seguire i suoi movimenti.

Strategia di difesa

Non improvvisate, non siete un marine e il motto "improvvisare, arrangiarsi, raggiungere lo scopo" non fa per voi.

Per prima cosa resistete alla tentazione di accendere le luci: non rivelate al ladro dove siete e non perdete la vostra capacità di visione notturna. Sfruttate, invece, il tempo che vi mette a disposizione il contenimento per avvertire le forze dell'ordine. Probabilmente arriveranno quando tutto sarà finito (non per loro demerito ma perché non possiamo avere una pattuglia ad ogni angolo) ma darà comunque un limite al tempo che i ladri avranno a disposizione. A tal scopo dovrete avere in stanza un mezzo di comunicazione. Non fate affidamento sul telefono fisso, facilmente lo avranno isolato quindi non lasciate il cellulare nel cappotto all'ingresso.

Date un'occhiata al pannello dell'allarme e decidete il da farsi in funzione di dove si trovino i ladri, di quali perimetrali abbiano superato e di quanto tempo vi resti. Ascoltate con attenzione i rumori e cercate di capire in quanti siano.
Se potete, radunate i vostri cari in una sola stanza: sarà più facile organizzare una difesa e saprete sempre dove si trovino. Non dimenticate che i ladri non conoscono la casa e non sanno dove siete. Cercate di mantenere questo vantaggio.

A questo punto dovrete decidere se affrontare i ladri oppure no. Non sarà una scelta facile perché dipenderà da tanti fattori ma la cosa importante sarà non perdere tempo e non tentennare: il fattore sorpresa varrà solo fino a quando non vi rivelerete. Avrete quindi una sola possibilità per colpire. Se non siete preparati a farlo o non siete determinati, lasciate perdere e cercate di guadagnare tempo.
In caso contrario mettete in atto quello che dovreste aver pianificato da tempo. Avere un'arma in casa, sia essa da fuoco o un semplice bastone, non basta. Occorre aver pensato a dove posizionarsi per usarla. Partite dalla vostra stanza e identificate i punti di difesa, gli angoli ciechi, i posti dove potete mettervi per avere un vantaggio tattico in funzione dell'arma che utilizzerete.

Conclusioni

Chi abbia avuto la pazienza di seguirmi fino a qui potrebbe pensare che sia esagerato, che stia trasformando la casa in una base militare da difendere. Non è così. La strategia di difesa è, a mio avviso, necessaria quanto quella antincendio. Cercate di coinvolgere i vostri cari, senza spaventarli, ma facendo loro capire che, come nel caso di un incendio tutti debbano sapere cosa fare e dove andare, anche nel caso di un'intrusione dovrà essere lo stesso.

Tuesday, March 23, 2010

Difesa abitativa - parte prima

Tra le varie cose di cui mi sono in qualche modo occupato c'è anche la difesa di punto. Capita così che spesso mi chiedano dei consigli, soprattutto da quando si è sparsa la sindrome da "rapina in villa".

Bene, in Italia scordatevi la difesa abitativa.

Non perché non sia possibile metterla in atto, ma perché qualunque cosa facciate voi finirete per essere il criminale e lui (o loro) la vittima.
La cronaca è piena di persone finite sotto inchiesta con accuse pesanti (omicidio volontario) la cui unica colpa è stata quella di difendersi e che vengono giudicate con il senno di poi.

Certo, il giorno dopo è facile stabilire che quella che brandiva il figuro che ti è saltato in camera sfondando la finestra alle tre di notte era una pistola giocattolo, ma tu, che in quel momento sai esserci tua figlia addormentata nella stanza accanto, cosa ne sai? Aspetti di avere ben chiara la situazione perdendo l'unico vantaggio che ti è rimasto e, cioè, l'effetto sorpresa?

Tutti froci con il culo degli altri, vero?

Personalmente ho una mia idea al riguardo ed è molto semplice:
se uno entra in una tua proprietà con effrazione si dovrebbe applicare sempre la legittima difesa, qualunque azione tu metta in atto per difendere te, la tua famiglia e i tuoi averi
Entrare con effrazione significa che non si possa sostenere che il malvivente sia entrato per sbaglio o per caso: se mi sfonda la finestra sa cosa sta facendo e, quindi, se ne assume la responsabilità. Se dall'altra parte trova un Mossberg a pallettoni, beh... sono i rischi del mestiere.

Terminata questa doverosa premessa, passiamo al dunque. Che fare?

La prima cosa che viene in mente, di solito, è di procurarsi un arma. Generalmente è una pistola e, altrettanto generalmente, finisce dimenticata nel cassetto del comodino tra preservativi, medicinali vari e occhiali da lettura, spesso senza aver sparato un colpo.

Avere un arma in casa implica aver ben chiaro che:
  • dovete essere determinati e preparati psicologicamente ad usarla contro un essere umano. Se non lo siete lasciate stare, trasformereste solo un ladro in un ladro armato di pistola, la vostra;
  • il ladro è ben sveglio quando vi aggredisce, voi no. Questo significa che se non vi siete addestrati al maneggio e non vi tenete in allenamento probabilmente sgancerete il caricatore invece di togliere la sicura, trovandovi i colpi tra le pantofole e in mano una pistola che non spara. Non contate sul colpo in canna: la vostra arma ultimo grido della sicurezza non spara se il caricatore non è inserito;
  • l'arma deve essere pronta all'uso, il che significa carica e a portata di mano. Se per raggiungerla dovete aprire una cassaforte a combinazione dopo aver tolto un quadro e cercato una chiave nell'anfratto segreto dell'armadio altrimenti i bambini possono trovarla e farsi del male, lasciate perdere;
Se avete ben presente questi punti allora sappiate che l'arma migliore non è una pistola ma un fucile a pompa a canna corta e calciolo ripiegabile, caricato con munizioni spezzate (pallini, per intenderci) a bassa letalità per i primi 2/3 colpi e pallettoni per i successivi, visto che se arrivate a spararli significa che le cose si sono fatte serie.
Il perché di questa scelta è presto detto:
  • il fucile a pompa è a prova di idiota. Non per offendere ma lo siamo tutti se svegliati di soprassalto alle tre di notte. A meno che uno non sia un SEAL o SAS o simili;
  • la munizione spezzata, sviluppando una rosata, ha il vantaggio di colpire il bersaglio anche se la mira non è precisa. Non crediate che perché le distanze in casa sono brevi sia facile colpire qualcosa con una pistola: solo nei telefilm colpiscono a 50 metri con un revolver dalla canna di due pollici;
  • i primi colpi a bassa letalità tolgono un bel po' di remore a tirare il grilletto. Sapete, non è facile pensare di sparare a qualcuno con una 44 magnum da 5 metri sapendo che se lo si centra non ne resta poi molto.
  • un aspetto da non trascurare è la deterrenza: un ladro si aspetta di trovarsi di fronte un padre di famiglia con in mano la sua brava pistola. Vedere uno in pigiama che imbraccia un Mossberg calibro 12 con calciolo scheletrato e portacartucce di riserva esterno in cui siano ben visibili munizioni magnum beh... fa un certo effetto!
    Una cosetta tipo questa (ma un po' più accessoriata):
Se non siete pronti a tenere un arma in casa allora compratevi una mazza da baseball o tenete a portata di mano un manico di scopa. Sappiate che mi fa molta più paura un tizio armato di scopa che di coltello. Non è un caso che nei corpi speciali il coltello sia l'ultima delle armi che si insegna ad usare perché è quella che richiede più perizia avendo raggio d'azione limitato (quindi implica vicinanza con il soggetto da colpire) e letalità scarsa (scordatevi che uno colpito da una coltellata cada morto come nei telefilm: per circa una decina di minuti è vivo, vegeto e combattivo a meno che non sappiate e siate in grado di colpire come un SEAL).
Quindi lasciate perdere i coltelli da cucina e munitevi di spazzettone.

Per questa volta mi fermo qui. In un prossimo post vedremo gli aspetti relativi a come prepararsi ad un evento di questo genere e alcuni trucchi da conoscere su come comportarsi e su come configurare i propri impianti di difesa e allarme.

Tuesday, December 29, 2009

Avviso ai naviganti (update)

Quanto scritto nel precedente post non riguarda solo i miei scritti ma anche, purtroppo, la pubblicazione dei commenti. Essendo il blog moderato mi scuso con quanti vedano un certo (eufemismo) ritardo nel vedere approvati i loro commenti, ma abbiate pazienza. Considerate che per me è molto peggio...

Saturday, December 26, 2009

Avviso ai naviganti

L'aggiornamento di questo blog va a rilento causa il sopraggiungere di una burrasca che non mi permette di abbandonare il timone per vergare parole in codesto oscuro luogo.
Quel vecchio panzone di Babbo Natale ha pensato bene di regalarmi la seconda figlia e questo ha, come dire, leggerissimamente riempito ogni momento della mia vita attuale.
In attesa che un riequilibrio dei ritmi mi permetta di tornare a coccolare anche questa mia creatura (minchia, creatura poi... 'sto cumulo di str...) portate pazienza.
Come dite? Non vi frega una cippa di quello che scrivo? Fate bene ma vi faccio notare che mi state leggendo...