Saturday, May 21, 2011

Telemarketing

Come tutti ricevo la mia dose di telefonate tese a propormi questo e quello. Il tenore delle mie risposte dipende non da ciò che propongono, di cui non mi può fregare di meno dato che se mi serve qualcosa ho mille modi per esserne informato, ma da come si propongono.

E non mi faccio alcun problema ad essere scortese o maleducato dato che se fai un mestiere che comporta rompermi le balle alle otto di sera mentre sono a cena o, come oggi, alle due del pomeriggio del sabato con la bimba appena addormentata, è bene che tu metta in conto che ci sarà una discreta percentuale di contatti che ti manderà al diavolo.

E non contare sul pietismo del "ho trovato solo questo lavoro". Se sei in un call center probabilmente lo devi a Darwin.

Ad ogni modo, quello che sto notando è che recentemente le strategie si sono fatte decisamente offensive ed antipatiche e non credo sia frutto di un caso perché la cosa è comune a quasi tutti gli operatori che mi hanno contattato. Un po' come se questo fosse l'ultimo grido del telemarketing.

Sarà anche così ma, almeno con me, funziona al contrario.

Agevolo alcuni esempi.

Operatrice telco
"La chiamo a nome di A.C.M.E., dalle nostre verifiche risulta che lei abbia già un collegamento ADSL in casa con altro operatore. Può dirmi cosa paga?"
Vadavialcul (in altri termini ma il significato è quello)
Già sarebbero fatti miei che io abbia o meno una ADSL in casa ma vieni anche a chiedermi quanto pago? E secondo te io rispondo ad una domanda di questo genere?
Non so voi ma io sono in imbarazzo quando devo chiedere una cosa del genere, tanto è vero che se fossi costretto a farlo inizierei con il classico "Non per farmi gli affari tuoi ma posso chiederti...". E lo chiederei solo ad un parente o ad un amico stretto.

Azienda che vende certificati SSL per conto di A.C.M.E.
Buongiorno sono Tizio, la chiamo perchè abbiamo visto che lei ha in scadenza un certificato SSL di A.C.M.E. e volevo proporle di rinnovarlo attraverso di noi."
"No grazie, non intendo cambiare fornitore."
"Non si tratta di un fornitore ma di un collaboratore."
Vadavialcul (in altri termini ma il significato è quello)
Vuoi venire ad insegnare a me la differenza tra fornitore e collaboratore? Accomodati ma non mi sembra una strategia vincente. Sai, chi è imprenditore da una ventina d'anni forse lo sa già di suo.

Venditore porta a porta di nota marca di aspirapolveri

Marca che, peraltro, vende solo attraverso questo canale.
Ore 19:30, suona al campanello.
"Siamo della A.C.M.E., scusi l'orario ma durante il giorno non c'è nessuno."
"Non mi serve un aspirapolvere nuovo, grazie."
"Ho capito. Magari posso parlare con la signora?"
Vadavialcul (in altri termini ma il significato è quello)
Ma questo in che secolo vive? "Posso parlare con la signora?" può stare a significare solo due cose: "tu sei un cretino che non sa che gli serve l'aspirapolvere ed è meglio che parli con chi lo usa", oppure "con te non cavo un ragno dal buco ma provo con la moglie, hai visto mai che riesca a convincerti". In entrambi i casi sembra di rivedere uno spaccato familiare degli anni '50. Inoltre se durante il giorno non trovi nessuno è probabile che sia perché entrambi i tuoi obiettivi lavorino: non ti viene in mente che suonare alle 19:30 non metta propriamente di buon umore?

Boh. Quello che mi lascia perplesso è che anche oggi ho ricevuto una chiamata dello stesso tenore, in cui prima ancora di propormi qualcosa mi chiedevano informazioni che, sarò paranoico, ma io continuo a considerare abbastanza riservate. Voglio dire: quanto pago di telefonate, quanto sia il mio consumo annuale di elettricità, chi sia il mio fornitore di metano non sono segreti di stato ma non puoi chiedermi una cosa del genere come prima cosa. Eventualmente, se sono disposto a valutare un preventivo o uno studio di fattibilità, me lo chiedi con quello scopo e in quel momento.

Resta il fatto che, se tutti fanno così, o si stanno sbagliando alla grande o, più semplicemente, la cosa funziona tranne che con me.

Friday, May 13, 2011

12 maggio

Sono passati dieci anni da quel 12 maggio ma è come se il tempo si fosse fermato.

Oggi le bimbe assorbono tutto il nostro tempo e i nostri pensieri ma in sottofondo, se ascolti bene, c'è sempre questa canzone. Quella che un soprano accompagnato da un quartetto d'archi cantava mentre ci scambiavamo gli anelli.


P.S. questo post era stato pubblicato alle 22:00 del 12 maggio 2011 ma perso da blogger per un problema tecnico. Lo ripubblico oggi.

Thursday, May 5, 2011

Gli Obamiti

Il titolo c'entra poco ma lo vedremo dopo. Prima di iniziare, lasciatemi però chiarire una cosa relativamente alle mie convinzioni sulla faccenda dell'omicidio di Osama Bin Laden giusto per evitare che, come successo nell'ultimo post di Yoss, mi debba trovare in compagnia di Manifesto, Peacereporter e complottardi vari.

Come sapete io sono convinto che gli USA fossero nelle condizioni di uccidere Bin Laden da tempo e che aspettassero solo il momento giusto per farlo. Con "giusto" intendo il momento in cui fosse massima la resa in termini mediatici/politici stante il fatto che ritengo che Bin Laden non contasse più nulla in Al Qaeda e non fosse più un pericolo diretto.

Questo, però, non significa che il presidente USA potesse alzarsi la mattina e dire "Fatemi fuori Bin Laden oggi pomeriggio tra le 2 e le 3 PM, che ho una inaugurazione e voglio fare scena".

Una operazione come quella portata a termine richiede tempo per essere messa in atto ma stiamo parlando solo dell'atto pratico. Il resto era, a mio avviso, pronto da tempo essenzialmente perché ritengo che l'omicidio di Bin Laden fosse tenuto in caldo dai Pakistani.

Personalmente ritengo che i SEALs e gli USA abbiano la capacità di portare a termine una operazione di questo genere anche senza appoggio del governo locale ma, guardando le reazioni e soprattutto il comportamento tenuto dal Pakistan in queste ore, non mi sembra affatto che siano stati colti di sorpresa o che la cosa gli abbia fatto particolarmente dispiacere. Non dimentichiamoci che si tratta dell'infiltrazione di un corpo speciale in assetto di guerra all'interno dei confini di uno stato sovrano allo scopo di commettere un omicidio premeditato. Mica bau bau micio micio...

Quindi, resto della mia idea: Obama ha deciso di dare il via a questa operazione perché, da un lato gli garantirà la rielezione e dall'altro permette agli USA di ritirarsi dalla zona dicendo "Ehmbé, che avete da dire? Siamo venuti per pigliare Bin Laden, lo abbiamo fatto e adesso ce ne andiamo."

Troppo semplice? Certo, ma questa spiegazione è rivolta al popolo americano mica al mondo. E per il popolo americano è più che sufficiente a creare la scusa per un ritiro non inglorioso.

Conosco l'obiezione: "ma se le cose stanno così perché non l'ha giocata Bush questa carta?"

E io rispondo: "Siete sicuri che i repubblicani volessero questo mandato presidenziale?"

Bush era al secondo mandato e non poteva essere rieletto, percui non gliene poteva fregare di meno. Anzi, se l'operazione fosse andata male sarebbe stata un'altra vaccata sul suo conto.
I repubblicani sapevano bene in che disastro si trovasse l'economia USA e a quali sacrifici si dovesse andare incontro per uscirne e, a mio avviso, hanno lasciato il cerino in mano a uno che per vincere le elezioni ha dovuto fare promesse a cui non credo credesse nemmeno lui. Senza accorgersi che, forse, le avrebbe vinte lo stesso perché gli avversari volevano perderle.

E questo vale, a mio modesto parere, anche per il prossimo mandato che sarà ancora più duro di questo: non è un caso che i repubblicani stiano lasciando la visibilità del partito in mano a sciroccati come quelli dei Tea Party della Palin o a fissati impresentabili come Trump.

E Obama ci sta cascando di nuovo.

Certo, anche il popolo americano ci mette del suo: probabilmente senza l'uccisione di Bin Laden i repubblicani si sarebbero cuccati lo stesso il prossimo mandato, pur non volendolo, e si sarebbero trovati come presidente chi: Trump? La Palin?

Meglio non pensarci...

A questo punto torniamo al titolo: chi sono gli Obamiti?

Sono le persone che in questo momento stanno facendo i salti mortali (o le talpe) per non vedere ciò che ha fatto Obama alla luce dei canoni che solitamente usano per dare giudizi in casi come questi.

Obama è premio Nobel per la pace. Obama è quello della svolta nei rapporti con i paesi islamici. Obama è quello della strategia della mano tesa. Obama non è guerrafondaio come Bush. Obama è "di colore". Obama non è un ricco petroliere con una amministrazione formata da gente piena di conflitti di interesse.

Già. Però...

Però ha ordinato l'omicidio di un uomo senza processo, a mezzo di forze speciali infiltrate senza formale permesso in un paese straniero.
E, per me, ha fatto il suo mestiere.
Però, per far questo, ha probabilmente usato le informazioni ottenute con le torture della Guantanamo di Bush.
E, per me, ha fatto il suo mestiere.
Però, si accompagna spesso con Mr Facebook che detiene il più completo database di relazioni e informazioni personali della terra.
E, per me, fa il suo mestiere.

Cari Obamiti, il presidente USA non è dei vostri. E la mano tesa serve a dare una sberla.

Wednesday, May 4, 2011

Vittoria o...

Mi lasciate fare il complottardo senza zingararmi? Così, per gioco?

Dunque, vediamo: e se Bin Laden si fosse fatto prendere e ammazzare volutamente come parte del piano legato al suo nuovo e più eclatante attentato negli USA?

Vedete, oggi gli americani festeggiano quella che per loro è una vittoria, il portare a compimento una missione che avevano iniziato dieci anni fa. Hanno preso il cattivo, lo hanno ucciso e gettato in mare. Hanno sconfitto il babau, il loro incubo.

Oggi sono contenti, si sentono sollevati. Hanno persino tolto la sua faccia dai bersagli che usavano al poligono o dalle porte su cui giocavano a freccette.

Stanno modificando le trame dei film in lavorazione su Osama Bin Laden aggiungendo il lieto fine di prammatica, i buoni che uccidono il cattivo e tornano felici e contenti.

Bum.

Ops... "Ci sfugge qualcosa."... "Ma non era morto?"... "Chi è stato?"... "Ma..."

E lui che sghignazza, circondato da 72 Ruby (che con le vergini ci si diverte poco).

Monday, May 2, 2011

Sim Osama Bin

Scrivo di getto, ben sapendo che quello che in questo momento tutti annunciano potrebbe essere smentito tra qualche ora. Del resto non è la prima volta che uno di questi barbuti è dato per spacciato e se ne scappa allegramente impennando col vespino.

Da tempo sostenevo che gli USA potessero ammazzare Bin Laden a piacimento e che il motivo che lo tenesse ancora in vita fosse da cercare dentro la Casa Bianca e non sulle montagne del Pakistan.

Semplicemente occorreva un motivo che valesse abbastanza da giocare questa carta.

E ora Obama l'aveva: da un lato gli occorreva un colpo di teatro in grado di risollevare la sua popolarità e, probabilmente, garantirgli la rielezione. Dall'altro gli occorreva togliere di mezzo il babau che, fino ad oggi, aveva tenuto in piedi la necessità di essere così massicciamente presenti in IRAQ e Afghanistan.

I classici due piccioni con una fava. Negra, perdipiù.

Oggi il democratico Obama, dall'altro del suo premio Nobel per la pace, si vanterà di aver finalmente portato a termine la missione iniziata dopo l'11 settembre dal guerrafondaio Bush, riceverà l'applauso del mondo, compresi quelli che con Bush sostenevano che Bin Laden fosse la personificazione dell'opposizione all'oppressione occidentale e non semplicemente un terrorista più ricco degli altri, e potrà annunciare un disimpegno (aka, risparmio di quattrini) più veloce e massiccio senza che questo sia visto come un calare le braghe.

O meglio, andarsene fischiettando dalla cristalleria dopo aver fatto cadere un vaso.

Monday, April 4, 2011

Il presente dietro di te

Buongiorno, Maestro.
Se sarà un buon...
Si, si, lo so: se sarà buono me lo dirà quando sarà finito. Ma non è che così si finisce sempre per parlare del passato?
Secondo te, questo è male?
Beh, io preferisco il presente. Anzi, mi piace pensare e parlare del mio futuro.
Bada che colui che pensa al futuro lo fa solo per costruirsi ricordi migliori.
Come sarebbe a dire?
Sarebbe a dire che il presente, nel momento in cui hai coscienza di esso, è già passato. Un ricordo, appunto.
Ma... ma... quando io e Alina, beh, insomma... quando...
Copulate?
Si, diciamo che si può dire anche così... comunque quando siamo intenti a... come ha detto lei? Ah si, copulare, stiamo vivendo il presente mica il passato.
Sei sicuro?
Certo che sono sicuro! Ci mancherebbe: le tette di Alina sono il presente e non le palpo al passato.
Pensaci bene. Quando stai, per usare un termine che comprendi, "godendo" non stai per caso assaporando qualcosa che è oramai dietro di te?
Se intende l'anal, in quello penso che il Maestro sia lei...
La bassezza dei tuoi istinti è pari solo alla pochezza del tuo spirito.
Beh, però Larissa porta crema a carrettate...
Che secondo te, ovviamente, serve a quello. Vero?
Beh, certo. Non mi sembra che lei la usi come fondotinta.
A parte il fatto che la crema non si usa come fondotinta, se proprio dovessimo accedere a pratiche di sodomia sarebbe più indicata la vaselina. Non credi?
Non sono un esperto.
Ma Alina lo è. Fatti spiegare da lei.
Come sarebbe? Alina... Alina... ma... e lei come lo sa che è esperta?
Chi credi che abbia insegnato a Larissa?
Troia.
Come dici?
Niente, solo che...
Che?
Mi ha sempre detto che non voleva perché non sapeva come si facesse, se si provasse dolore e altre palle del genere. Troia.
Non trarre conclusioni affrettate. Non ti è venuto in mente che potesse semplicemente non aver voglia di esplorare con te quella via?
E perché mai?
Per costruirsi ricordi migliori.
Non ho capito.
Vedi, non essendo sicura che una pratica sodomita con te le possa piacere, preferisce evitarla per non dover poi convivere con un ricordo spiacevole. Probabilmente ciò non avviene con altre pratiche che, al contrario, ti invita a mettere in atto.
Quindi, secondo lei, quando scegliamo di non fare una cosa che riteniamo possa essere spiacevole, lo facciamo solo per non averne il ricordo e non per il fastidio che proveremmo durante l'atto?
Esatto. Del resto se fossi sicuro di non avere memoria delle conseguenze di una azione che si sia rivelata spiacevole, perché non farla? Potresti scoprire che ti piace ma, qualora non fosse, non avendone memoria l'eventuale disagio finirebbe con il terminare dell'atto stesso.
Quindi? Potrebbe farmi un esempio?
Hai mai pensato di fare il soggetto passivo in un rapporto?
Cioè prenderlo in culo?
Perché tra mille modi di dire scegli sempre il più volgare? Comunque si, intendo proprio quello.
Non ci penso nemmeno.
Perché, qualora non ti piacesse, hai paura di doverlo ricordare per tutta la vita.
No: perché sono sicuro che non mi piacerebbe e la memoria sarebbe anche il buco del culo che brucia, altro che ricordi.
A questo serve la crema.
Mi prende in giro?
Anche. Ma non dimenticare la lezione di oggi. Cosa hai imparato?
Che quando ripenso al passato devo stare attento a che qualcuno non me lo metta nel culo. E che Alina è una troia e questa sera la esploro io la via! Le apro il canale di Suez...
Semmai la galleria del Sempione.
E poi il volgare sarei io...

Friday, April 1, 2011

Scie feromoniche


UPDATE

Ci siete cascati, vero?
Lo so, lo so. Adesso direte che l'avevate capito subito che si trattava di un pesce d'Aprile.
Come, del resto, dicono tutti. Dopo.
Ringrazio gli sturmi che hanno contribuito con i loro commenti ad arricchire questa piccola auto-zingarata e vi assicuro che tutto ciò che è scritto in questo post e nei commenti è inventato.
Beh, per quanto ne sappiamo, ovviamente...


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Come ho scritto in altri post, in passato mi sono occupato di intelligence. Oggi vi voglio raccontare una cosa di cui venni a conoscenza e che, seppure indirettamente, ha a che fare con una delle tesi complottiste che più va di moda: le scie chimiche.

Personalmente non credo a queste fantomatiche scie per svariati motivi che ora non mi va di riproporre. Ma c'è qualcosa di peggio e molto meno discusso del quale sono venuto a conoscenza direttamente quando lavoravo al C.I.C.A.D.A., durante la guerra fredda.

Dovete sapere che a quei tempi si era alla ricerca di un modo per attivare le spie dormienti. Queste erano essenzialmente persone normali che venivano, per così dire, programmate a livello inconscio per eseguire un compito. Veniva poi loro cancellata coscienza di esso e lasciato un recettore in grado di riattivare non solo la memoria ma anche lo stimolo ad agire. Insomma, degli automi programmati con un codice di attivazione.

Il problema era però far giungere alla spia il codice di attivazione.

Dovendo, questo, solo sbloccare una azione preprogrammata di fatto poteva essere un segnale mandato ad uno qualsiasi dei sensi: una immagine, un suono e anche, e veniamo al nostro caso, un profumo.

Fin qui nulla di particolare: una bella donna passava con il profumo giusto e il dormiente si attivava, portando a termine la missione.

A questo punto ci fu qualcuno che propose di studiare un sistema che fosse in grado non solo di attivare una azione preprogrammata in una spia opportunamente preparata, ma che potesse stimolare uno dei nostri istinti innati in un soggetto qualunque non programmato.

Il più semplice di tali istinti è quello omicida che è presente anche nelle persone più tranquille sottoforma di istinto di sopravvivenza.

In pratica si cercava di creare il killer perfetto: uno sconosciuto assolutamente casuale passa accanto all'obiettivo e uno stimolo esterno lo sollecita ad ucciderlo. Nessun legame con l'assassinato, nessuna traccia, nessuna possibilità di essere scoperti.

Furono provate molte sostanze, dagli psicofarmaci alle anfetamine, dagli stimolanti agli allucinogeni ma il filone più promettente fu quello della stimolazione ormonale tramite feromoni.

In natura, del resto, lo stimolo sessuale/riproduttivo è quello che in molte specie scatena l'aggressività del maschio e da qui si partì facendo test su soggetti di sesso maschile stimolati da feromoni rilasciati da soggetti femminili particolarmente attraenti.

Quando lasciai l'incarico seppi che si era giunti ad una formulazione efficace ed in grado di attivare l'azione omicida ma era ancora incontrollata: tutti i soggetti nel raggio di azione dell'emissione di feromoni divenivano omicidi e si ammazzavano tra di loro, compreso l'obiettivo.

Ma oramai la strada era tracciata: il principio funzionava, occorreva solo scoprire come pilotare tale effetto in modo che attivasse solo l'attore scelto e ne orientasse l'azione unicamente verso l'obiettivo.

In realtà, venni a sapere più tardi, la soluzione era abbastanza semplice e si basava sul fatto che ogni essere umano è ricettivo ad una particolare chiave feromonica che, come le impronte digitali, è unica. Ma la cosa che rendeva fattibile il tutto è che tale chiave è determinabile a distanza attraverso opportuni "nasi" artificiali.

In pratica succede questo: l'obiettivo cammina per strada e la nostra squadra, nascosta in un furgone, monitora i soggetti a lui vicini. Scelto quello più adatto, rileva la sua chiave feromonica tramite il naso artificiale e, sulla base di questa, formula il feromone di attivazione che viene poi diffuso in atmosfera, direttamente dal furgone o attraverso un vettore. Generalmente come vettore si sceglie una bella donna perché è più facile nascondere la diffusione attraverso un profumo.

Come avrete già dedotto tale meccanismo è di una potenza inaudita.

Di fatto si può usare il feromone per indurre una scelta, un po' come avviene per la pubblicità subliminale: in presenza dell'oggetto da imporre si diffonde il feromone e si stimola con esso l'istinto voluto, ad esempio l'impulso all'acquisto.

Ma la cosa che più spaventa di tale strumento è che, funzionando particolarmente bene con gli istinti primordiali, si presta perfettamente a governare il consenso attraverso l'induzione di stati di benessere e tranquillità o, al contrario, violenza e belligeranza.

Ma anche a darvi l'impressione di aver mangiato benissimo in un certo ristorante o a trovarvi particolarmente a vostro agio in una certa SPA o in un certo albergo.

Quante volte vi è capitato? Molte vero?