Monday, February 22, 2010

Guerra fredda

Trovare gente che scrive come Yossarian non è facile. Quando poi si lancia da par suo nel racconto di fatti che rappresentano i pizzi del grande vestito che si chiama storia ne esce sempre qualcosa di unico.

Nel suo ultimo post racconta del colonnello Stanislav Petrov e di come quest'uomo abbia salvato il mondo dalla catastrofe nucleare per mezzo delle sole razionalità, freddezza e capacità di vedere oltre l'ovvio.

Mentre leggevo il racconto pensavo a come sarebbero andate le cose se al posto di Petrov ci fossero stati i personaggi che ci circondano oggi e, se ci penso, rido ancora adesso. Beh, ridere non è proprio la cosa più sensata... saremmo tutti morti, ma si sa che il rum, se bene invecchiato, aiuta a vedere le cose sotto prospettive più favorevoli.

Così ho immaginato Al Gore. Al primo blip si sarebbe guardato in giro; al secondo avrebbe pensato "cazzo, piove"; al terzo avrebbe realizzato, anche grazie al fatto che suonavano allarmi da sirena di nave, che forse c'era qualcosa che non andava e che doveva essere colpa del riscaldamento globale. Resosi finalmente conto, grazie ad una mail trafugata, che erano missili in arrivo la sua mente si sarebbe messa furiosamente a lavorare per cercare di trasformare l'avvenimento in un ciclo di conferenze nelle quali predire la fine del mondo. Ma, giunto velocemente alla conclusione che non ci fosse nemmeno il tempo per mettere in fila le sedie, avrebbe telefonato a Bill Clinton per chiedergli il numero di una pompinara molto veloce.

Poi ho immaginato Jimmy Carter. E' notte fonda al NORAD e l'ufficiale di controllo sorseggia il suo litro di caffé americano (per berlo sorseggiando ci vuole più o meno un turno di guardia). Ad un tratto risuona un allarme e la mappa sullo schermo centrale si riempie di segnalazioni di lancio missili balistici intercontinentali. Il counter segnala 130 SS20 in volo verso gli USA. Come in ogni buon film l'ufficiale si versa addosso il caffé, bestemmia e alza la cornetta della linea diretta con la Casa Bianca.
Il presidente Carter dorme nel suo letto. L'orsacchiotto stretto al petto, le ciabatte a forma di Garfield ben affiancate sul pavimento e il pigiama con scritto "I Love Peanuts, my Peanuts" sulla schiena.
Un uomo del servizio segreto irrompe nella stanza: "Signor Presidente, i russi hanno lanciato 130 missili contro di noi, il NORAD chiede il permesso per un lancio immediato di rappresaglia". Carter si stiracchia, si gratta la testa e dice: "Buona questa, ma sappi che il fatto di sapere che sono un mollaccione non vi autorizza a prendermi per il culo anche di notte."
Allora l'uomo del servizio segreto, un negrone di un metro e novanta per cento chili di muscoli e armamenti si pianta davanti all'arachidicoltore e gli grida: "Ti sembro uno che scherza?"
E in quel momento il presidente Jimmy Carter tira fuori la vera essenza del suo essere, ciò che fino a quel momento aveva nascosto al mondo intero: grida "Mamma!", prende tra le dita il lobo dell'orecchio e infila il pollice in bocca succhiando rumorosamente.

Poi ho immaginato Ronald Reagan e... beh probabilmente avrebbe telefonato lui al NORAD tutte le notti per chiedere se doveva autorizzare un lancio di rappresaglia.
"Rappresaglia a che, Signor Presidente?" "Al fatto che quei cazzoni non mi lanciano mai contro niente. Sono solo chiacchere e distintivo, chiacchere e distintivo..."

Poi ho pensato ai nostri politici e, chissà perché, mi sono apparse le tette della Raffimov.

P.S. e pensare che ero partito con l'idea di scrivere qualcosa di serio sulla guerra fredda e sul bluff giocato da Ronnie con l'SDI... sarà per la prossima volta.

2 comments:

  1. "I Love Peanuts, my Peanuts"

    HAHAHA, questa mi ha steso.

    Sono d'accordo su entrambi.

    Senti, attendo il post sulle SDI e sul bluff di Ronnie, cosi' poi ne discutiamo davanti a un bottiglione di vino virtuale.

    :-)

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  2. @Yoss
    Spero che la piccola mi lasci il tempo di ultimarlo anche perché sul motivo per il quale l'occidente avesse tanta paura di un attacco russo ho una idea non proprio convenzionale (sebbene lo spunto non sia farina esclusiva del mio sacco).

    Nell'attesa ti posso dire che in ambito etilico la realtà virtuale (o la sua sorella minore realtà aumentata) ne hanno di strada da fare. Personalmente preferisco postare un Brunello sulla lingua piuttosto che in un blog.

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