Thursday, October 6, 2011

Il premio, anno secondo

Buongiorno, Maestro. Oggi è proprio una bel... Noooooo!
Cosa ti succede? Cosa guardi?
Ma... ma... ma quello...
Quello è un premio.
No è... è...
Un fallo umano nero. Si. Come quello dello scorso anno.
E dobbiamo tenerlo per forza li?
Certo. Ti pare che si vinca un premio e non lo si esponga?
Ma non ne bastava uno?
Un premio non si mette in discussione. Se te lo assegnano ci sarà un motivo.
A beh... non so se il motivo per cui ci consegnano un cazz... scusi, un membro nero sia proprio piacevole.
Il valore di una vittoria non sta nella ricompensa ma nella vittoria stessa.
Sarà come dice lei ma...
Perché continui a fissarlo?
Non so. Così in coppia hanno un che di ipnotico.
Dubito che Alina sarebbe contenta di sapere che ti fai ipnotizzare dai peni umani di colore.
Non avrà intenzione di dirglielo? Comunque non sono ipnotizzato da quelli.
L'hai detto tu, non io. E ricorda che la verità è spesso in ciò che per primo prorompe dalla bocca.
Non mi sembra il caso di parlare di prorompere dalla bocca in presenza di simili arnesi.
Come sempre sai volgere in volgarità gratuite i miei insegnamenti.
Beh, gratuite non proprio. Diciamo che per certi lavoretti c'è un tariffario...
Basta così.
Mi scusi, Maestro.
Possiamo cominciare la lezione?
Solo una domanda: ma se non siamo andati da nessuna parte, come abbiamo vinto il premio?
Nello stesso modo dello scorso anno.
Non capisco. L'anno scorso ci eravamo recati in uno oscuro luogo.
Perché, questo ti sembra chiaro?
No. Ma... voglio dire, quest'anno non ci siamo proprio mossi.
Hai mai sentito parlare di conference call?
Non vorrà dirmi che abbiamo partecipato per telefono ad una premiazione che si svolge in un luogo virtuale.
Esatto.
Allora, vediamo se ho capito. Il premio lo vince chi partecipa, e fin qui ci siamo visto che da tempo abbiamo annunciato la nostra presenza. La premiazione si svolge in un luogo oscuro, virtuale e che non si sa dove sia ma che è pieno di gente, virtuale anch'essa. Poi questa gente, che non c'era, se ne va e si torna a casa da un luogo che non c'è. L'unica cosa reale e tangibile che ci resta è il... il...
Premio.
Chiamiamolo così.
Esatto. Ma sento un tono di sarcasmo nella tua voce, come se non mi credessi.
Beh, come storia non è molto credibile.
E, secondo te, il premio allora da dove viene? Pensi che sia andato a comprarlo in un porno shop?
No, no. Certo che no... solo che...
Vedi, il punto è che il Nerchianera Award non è un premio come gli altri. Il motivo per il quale il trofeo è un fallo nero è insito proprio nel nome stesso dell'oggetto che viene rappresentato.
Mi sono perso.
Perdersi in un luogo virtuale che definisci a tuo piacimento è decisamente una cosa che solo tu puoi fare.
Non è un complimento vero?
Riflettici. Comunque intendevo dire che il Nerchianera Award proprio perché premia tutti coloro che partecipano non può essere rappresentato che da un fallo.
Non capisco.
Vuoi vincere il premio?
Certo.
E come si vince?
Partecipando.
Allora, fallo.
Ehi, ora ci sono. Lei è un genio.
No, sono un Maestro. Il genio scopre le cose, io le so già.
Sempre modesto lei...
Ti ho già detto che l'umiltà è non credersi ciò che non si è, non negare ciò che si è.
Quindi ce ne teniamo due?
Esatto.
E l'anno prossimo?
Cercheremo di vincerlo di nuovo.
E che ci vuole? Tra vent'anni c'abbiamo una foresta.
Pazienza, allargheremo la mensola.
O apriamo un porno shop.

Il premio Nerchianera Award 2011

Sunday, September 18, 2011

La perfezione

La perfezione non è di questo mondo.

Ma a volte capita di assistere a qualcosa che le va molto vicino: un momento nella vita in cui qualcuno riesce a fare esattamente ciò che ha progettato, nel modo in cui lo ha progettato.

E' un evento raro ma quando capita di assistervi si ha immediatamente la sensazione che quello che sta accadendo non sia normale.

Lo capisci a pelle. Lo percepisci nettamente nella facilità e nella spontanea sicurezza con cui avviene ciò che i tuoi sensi stanno registrando.

E' un momento ipnotico dal quale ti risvegli conscio che ciò che hai visto non lo scorderai mai.

Era il 1984, in un paese che pochi anni dopo sarebbe stato distrutto dalla guerra, in un palazzo del ghiaccio che non esiste più.

Chi ama il pattinaggio artistico non lo scorderà mai.

Saturday, September 17, 2011

I numeri

Pomeriggio. La bimba piccola dorme. In soggiorno la bimba grande, dall'alto dei suoi cinque anni e mezzo, scrive i numeri sul suo quaderno.
Ad un tratto mi chiede:
Papà, come si scrive 21?
Disegna un due e poi metti vicino un uno.
Diligentemente esegue.
Papà, e come si scrive 34?
Disegna un tre e poi metti vicino un quattro.
Mi guarda e si illumina in viso. L'impressione è che abbia capito il meccanismo percui tento di verificare tale impressione e le chiedo:
Quindi come si scrive 47?
Immediata risponde:
Un quattro con vicino un sette.
Da orgoglioso papà, gongolo dentro di me e la osservo tornare a scrivere. La sento pronunciare i numeri ma ad un tratto...
Dieciuno, diecidue, diecitre...
Sto per correggerla ma mi fermo. All'improvviso mi rendo conto che ha ragione:
Per quale motivo al mondo diciamo undici se poi per tutti gli altri casi diciamo ventuno, trentuno, quarantuno...

Monday, September 5, 2011

Cina e dintorni

Premetto che non sono un economista ma un imprenditore. Quello che scrivo è ciò che penso alla luce delle informazioni che raccolgo ed elaboro a mio uso e consumo.

La Cina viene indicata come la grande economia trainante di questo periodo e come il modello socio economico che sembra in grado di cavalcare e domare la crisi che attanaglia il cosiddetto "mondo occidentale" o "mondo sviluppato".

Ma è veramente così?

A occhio le cose quadrano: la loro crescita è robusta, il loro modello di capitalismo governato dallo stato pare permettere quel decisionismo che manca alle democrazie occidentali, hanno liquidità da investire (anche all'estero).

Ma non è tutto oro quello che luccica sebbene nei loro forzieri ve ne sia molto di quello vero.

La prima cosa da notare è che siamo stati abituati a giudicare la dimensione dell'economia di un paese in termini di variazione del suo PIL (o GDP), perdendone però di vista il valore assoluto. Il +8% di crescita del PIL cinese messo a confronto con il +prefisso telefonico nostro è sicuramente impressionante ma se qualcuno vi dicesse che il PIL cinese, in valore assoluto, è solo poco più del doppio di quello italiano come vi sentireste? (badate che non sto sottovalutando l'importanza della crescita del PIL, anzi)

Eppure è proprio così: la Cina è un immenso paese, 25 volte l'Italia (come popolazione) ma ha un PIL che è solo poco più del doppio del nostro (e un terzo di quello degli USA)



cosa che si riflette sul PIL pro capite, che è 10 volte meno del nostro



Se poi consideriamo che la ricchezza è distribuita in modo molto meno equo di quanto sia da noi, l'immagine che ne traiamo è quella di un paese in cui, a fronte di una minoranza (molto minoranza) che vive grossomodo sui livelli nostri, vi è una immensa parte del paese che vive nella miseria più assoluta. Quantomeno con il metro nostro (e, probabilmente, anche con il loro). E la cosa non sta migliorando, come potrebbe sembrare, ma peggiorando: il World Bank's Gini coefficient (il più usato indicatore di distribuzione della ricchezza) è passato da un valore di 0.28 negli anni '70 all'attuale 0.47 (occhio che 0 significa equidistribuzione, 1 totale asimmetria).
I beneficiari di tale asimmetria sono una elite di imprenditori-politici (con il trattino a significare che coprono entrmbi i ruoli) favoriti dal sistema fiscale cinese che convoglia più dell'80% degli stimoli all'economia nelle aziende e nelle attività più direttamente sotto il controllo dello stato. Non ci sarebbe nulla di male in questo se non fosse che, però, queste realtà pur controllando il 60% delle risorse economiche del paese contribuiscono solo per il 30% al PIL e, soprattutto, danno lavoro a meno del 20% della forza lavoro totale.

Il secondo aspetto da notare è che la crescita cinese è trainata dal manifatturiero. Ma di cosa si tratta, in realtà? Si tratta di prodotti che vengono esportati quasi totalmente per soddisfare il mercato estero che li commissiona. Di fatto la Cina è un paese produttore di beni destinati al consumatore straniero e, in questo, ne è pressoché totalmente dipendente.
D'altro canto il mercato interno cinese è pessimo. Non arriva a coprire il 36% del PIL, ben al di sotto non solo della media mondiale ma anche di quella di molti paesi a bassissimo reddito. Non è un caso che l'obiettivo principe che il governo cinese si è posto per il 12-esimo piano quinquennale sia di incrementare i consumi domestici.

Ma non sarà facile.

Innanzitutto la Cina sta vivendo un periodo di forte inflazione. L'aumento di prezzo dei beni essenziali (il cibo, sugli altri) e la mancanza di un welfare state porta il consumatore cinese a limitare la spesa e crearsi dei risparmi come assicurazione per il futuro. Tanto per dare una idea la spesa per educazione, sanitaria, welfare e supporto all'occupazione è in Cina il 30% delle entrate fiscali contro il 50% e oltre dei paesi occidentali. Il governo centrale ha puntato quasi tutto sul controllo dell'inflazione incrementando i tassi di interesse più volte ma senza apparentemente riuscirci. In compenso ha minato le potenzialità dei suoi settori manifatturieri più piccoli che non riescono più a competere. La lotta all'inflazione, per il governo cinese, è più che un fattore monetario: è una sfida che li porta a dover gestire un equilibrio tra economia del paese e problemi sociali senza, per questo, minare il loro modello socio/economico. Questo in un periodo storico in cui la popolazione non ha più la capacità di accettare politiche che prescindano dalla ricchezza individuale perché nell'era post Deng le ideologie sono state messe al servizio del raggiungimento (anche se solo ipotetico o potenziale) di questa.
I politici stessi non sono più in grado di prendere decisioni prescindendo dall'impatto che queste avranno sulla popolazione. O comunque non possono permettersi di andare per tentativi contando sulla sottomissione delle masse. Certo, rispetto a come sono abituate le popolazioni dei paesi democratici siamo ancora lontani anni luce, ma per i decisori cinesi quelcosa è cambiato. Questo ha portato ad una politica tesa a piccoli aggiustamenti granulari che salvaguardino il paese da grossi scontri in grado di minare la stabilità del PRC, piuttosto che a grosse manovre potenzialmente in grado di suscitare ondate di scontento. Ovviamente, però, questi aggiustamenti spesso non hanno la forza necessaria o preventivata.

In secondo luogo occorre capire che un sistema economico non può variare in una sola componente lasciando inalterate le altre: se si vuole incrementare il mercato interno occorre che gli attori abbiano i soldi per consumare. Ma questo può avvenire solo aumentando gli stipendi, cosa che riduce la competitività. Di fatto l'obiettivo di creare un mercato interno che sia in grado di rendere la Cina meno dipendente dal consumatore straniero rischia di ridurre le esportazioni (perché i prodotti costerebbero di più) in un momento in cui queste già si stanno riducendo a causa della crisi che attanaglia il mondo occidentale.

L'obiettivo di aumentare il reddito pro capite, quindi, non si scontra solo con la necessità di ridurre la ricchezza che attualmente va ad una più o meno ristretta elite aumentando quella diretta alla popolazione ma con la dura realtà di un paese largamente rurale che, se vedesse aumentare il suo reddito, per prima cosa comprerebbe cibo e non i beni di cui la Cina è produttrice. In questo fallendo l'obiettivo di rendere il paese meno dipendente dalla domanda estera.

A proposito del controllo centralizzato che la forma di governo cinese sembrerebbe garantire, occorre dire che non li ha messi al riparo del tutto. Anche loro hanno alle porte quello che sembra una sorta di riedizione dei mutui subprime USA in salsa manifatturiera. Di fatto il governo centrale avrebbe lanciato una sorta di audit teso a verificare quante delle nuove aziende a cui aveva prestato soldi per permetterne l'impianto siano realmente partite e siano in grado di garantire utili tali da ripagare il debito. In pratica c'è il dubbio che, data la contrazione del mercato occidentale, molti di questi debiti siano inesigibili con le conseguenze del caso. Sembra strano che possa succedere una cosa simile in Cina ma non dimentichiamoci che la loro struttura è fortemente burocratizzata e non è facile per il governo centrale avere un quadro esatto di ciò che fanno le realtà locali.

Lo stesso avviene nel mercato immobiliare i cui prezzi stanno andando alle stelle con il governo centrale che cerca di porre rimedio arrivando fino a imporre vincoli alle transazioni di vendita (o a vietarle del tutto) a seconda che le città coinvolte corrispondano a criteri particolari. Cosa che, però, ha comportato ulteriori distorsioni al mercato portandolo su un percorso che non è poi diverso da quello USA o Spagnolo della bolla edilizia.

Fin qui vi ho parlato della situazione cinese. Ma dal punto di vista occidentale, è ancora così appetibile la Cina?

Sicuramente si, ma ad alcune condizioni che hanno direttamente a che fare con la sua competitività.

Prendiamo il caso di un europeo che debba decidere se produrre in Cina o in altro paese. La prima cosa da prendere in considerazione è che per portare il prodotto dalla Cina all'Europa occorre un mese di nave (non considero produzioni la cui marginalità è tale da rendere conveniente il trasporto aereo). Questo ha un costo che non è solo quello del trasporto, ampiamente spesabile nel prezzo, ma nel fatto che occorra prevedere esattamente quanto si intende vendere senza avere la possibilità di integrare all'ultimo momento. Ovviamente il problema è tanto più sentito quanto più i prodotti hanno vendita stagionalizzata ma, oramai, lo sono quasi tutti, anche i cibi. Capite che questo espone al rischio di ordinare troppo poco, quindi di restare senza prodotto e perdere clienti (non solo vendite, il cliente che non trova il prodotto probabilmente non torna più nel negozio nemmeno a comprare altro) oppure ordinare troppo, quindi avere rimanenze inutili e capitale immobilizzato in prodotti che magari non si venderanno più. E questo è un costo sensibile.
Perdipiù le previsioni di vendita andranno fatte molto in anticipo rispetto al periodo di vendita (almeno il mese di nave più il tempo di approntamento) il che rende le cose decisamente più difficili (quindi più rischiose, quindi più costose).

Il secondo aspetto è che la competitività cinese si basa soprattutto sul costo della mano d'opera e sulla scalabilità della produzione, intendendo con quest'ultima la capacità di reagire immediatamente alla richiesta di un incremento di produzione a parità di consegna. Entrambi questi fattori sono però alla mercé della qualità richiesta. Prodotti con tolleranze richieste non compatibili con lavorazioni manuali implicano il ricorso a macchinari. Questo riduce la loro competitività perché il vantaggio che hanno nel costo della mano d'opera si riduce drasticamente se ogni operaio deve essere dotato di un macchinario. E questo nonostante il macchinario prodotto in loco possa costare meno e ci sia un consistente vantaggio nei costi energetici. Inoltre la necessità di costruire una macchina per operaio riduce la scalabilità della produzione: se la lavorazione è interamente manuale e il committente richiede un raddoppio della produzione, trovano immediatamente il doppio del personale (sono un miliardo e mezzo) e soddisfano la richiesta. Se devono costruire una macchina per ognuno occorrono grossomodo gli stessi tempi nostri.

Un ultimo aspetto fondamentale riguarda il rispetto delle normative: se il prodotto deve rispettare capitolati precisi non possono usare le scorciatoie che usano nei prodotti non vincolati accedendo a materiali e semilavorati meno costosi. Tralascio la questione ambientale perché richiederebbe un post apposito... che coinvolgerebbe anche il consumatore occidentale e le sue abitudini d'acquisto.

Bene, alla fine di tutto questo chiudo con la domanda che mi ha fatto qualche giorno fa Yossarian:
"Ma se i cinesi riescono a far crescere la domanda interna, praticamente siamo fottuti?"
Prima vediamo se ci riescono a parità di condizioni. Poi... fammi indovino e nessuno vincerà più al Superenalotto.

Sunday, August 21, 2011

Cronache da una spiaggia

La spiaggia attrezzata è uno spaccato della società a cui non saprei rinunciare. Permette di origliare le conversazioni e di rendersi conto del livello tragico di ignoranza che pervade il mondo odierno.

Ho imparato, ad esempio, che le Dolomiti sono rosse quando vengono illuminate dal sole perché sono di granito rosa. Oppure che i rifiuti per le strade di Napoli sono quelli speciali che le industrie del nord smaltiscono illegalmente in Campania.

Quasi per scherzo quest'anno ho preso a postare sul mio G+ alcune perle di quotidiana saggezza che ho chiamato "Cronache da una spiaggia" e, piacevolmente, alcuni mi hanno chiesto di raccoglierle in un post. Eccolo qui.

5 agosto
Famiglia non vi dico di dove. Argomento del giorno: nutrizione.
Passano in rassegna il modo corretto di alimentarsi, gli ingredienti più e meno grassi e i paesi in cui il fisico della popolazione media indica una cattiva alimentazione.
Tutto corretto solo che sotto l'ombrellone i due figli stanno ciucciando il terzo gelato della mattinata. Niente di grave se non fosse che fanno 22 anni in due e un ordine di grandezza in più se espressi in chili.
La madre li guarda, forse ripensa a ciò che aveva detto poco prima a proposito dei bambini USA e sentenzia:
"Certo però occorre tenere presente che c'è chi il grasso ce lo ha dentro, è costituzione."
Io osservo le tre borse frigo che occupano un metro quadro di ombra e penso a che tipo di costituzione contempli l'ingestione di porzioni monumentali di melanzane alla parmigiana, pasta fredda e panini che noi mangiamo in quattro.
5 agosto
Madre di un soggetto umanoide con rapporto di forma 1:1:1 (alto quanto largo quanto profondo):
"La scuola me lo rovina. Impara, si, ma mi deperisce. Quando studia non mangia quasi niente"
Lo guardo, faccio una rapida stima e giungo alla conclusione che o non studia granché o la scuola da loro dura molto poco o con quello che mangia lui quando deperisce mia figlia diventa obesa.
6 agosto
"Che fastidio queste vespe. Oggi sono proprio tante."
"Vero. Chissà perche poi solo qui?"
Osservo i figli. Sono unti di pomodoro dal mento all'ombelico e, probabilmente, al cospetto di tale mole di cibo le vespe hanno chiamato rinforzi.
Peraltro ciò non turba il pranzo a base di pizza che esce ininterrottamente dalla borsa frigo. Osservo con stupore crescente: l'impressione è che li dentro ci sia un forno a legna con pizzaiolo incorporato. O una sorta di stargate la cui altra estremità si trovi a Mergellina in una pizzeria.
6 agosto
Ricordate il discorso sui bimbi che avevano il grasso dentro e che fosse "costituzione"?
Oggi è arrivato il padre "costituente".
Vi dico solo che la sdraio in alluminio ha preso a cigolare PRIMA che si sedesse.
7 agosto
Oggi inizia il pienone ferragostano. Il bagnasciuga sembra la banchina del metrò di piazza Duomo, manca solo la riga gialla. L'acqua è più calda ma ciò non sorprende.
La piccola, che ama ballare, va come tutti i giorni a fare i balli di gruppo. Oggi sembra Mowgli in mezzo agli elefanti del colonnello Ati. O un cucchiaino in un piatto di budino.
Di passaggio orecchio i discorsi sotto gli ombrelloni: la crisi la fa da padrona nella sua declinazione relativa al fatto che non si riesca a raggiungere fine mese. A giudicare dal peso medio non sembrerebbe, a meno che non si portino avanti nelle prime due settimane.
7 agosto
Lista della spesa.
"Hai comprato il tonno?"
"Si, questa mattina."
"E dove è?"
"In macchina."
Guardo il sole basso del tardo pomeriggio, osservo i bagnanti saltellare sulla sabbia ancora rovente e penso ad una scatoletta di tonno chiusa in un'auto al sole. Si vede che risparmiano sulla cottura.
Ma la lista continua in un crescendo di colesterolo finché, a sorpresa, lei detta al marito:
"Mi raccomando, il pane light".
La piccola mi guarda ridere come un cretino e si chiede il perché.
8 agosto
Una bimba con ciambella e braccioli incorporati trotterella verso l'ombrellone incurante della sabbia rovente. L'isolante, del resto, non le manca. Dalle labbra penzola stile sigaro toscano il bastoncino dell'ennesimo (con enne che tende ad infinito) chupa chups.
La madre viene sfiorata per un attimo dal dubbio:
"Ma non le faranno male tutti sti chups?"
Il padre:
"Basta che poi si lavi i denti. Certo che ai miei tempi i chupa duravano di più, mi sa che erano più grossi."
La madre annuisce.
Come al solito avevo equivocato: il "far male" era riferito alla carie e non al fegato.
9 agosto
Un pachiderma in ciabatte raggiunge l'ombrellone sbuffando come una locomotiva. Il sudore ruscella allegramente creando delle rapide tra le pieghe della pelle. Si accascia sulla sdraio che, questa volta ne sono certo, cigola prima che lui la tocchi.
La moglie chiede:
"Hai comprato il pesce?"
Lui:
"No. Cioè, si. Avevano del bellissimo spada ma era un peccato farlo tagliare adesso. Quando torniamo me lo affetta fresco."
Tiro un sospiro di sollievo: temevo che lasciasse il pesce in macchina come aveva fatto con il tonno in scatola.
9 agosto
La madre al bimbo:
"Non ti sporcare che sei pronto ad andare e siamo con la macchina di papà"
Poi si gira per sistemare le borse.
Il bimbo si allontana. Quando la madre si gira di nuovo, il bimbo riappare. Fradicio.
"Non è colpa mia, mi hanno buttato in acqua."
La bugia non regge nemmeno ad un esame sommario e la madre gli annuncia una punizione "esemplare".
Dentro di me inizio a pensare cose del tipo: una settimana di dieta, solo un gelato al giorno, la pizza senza mozzarella. Anche cose terribili tipo niente bombolone con la crema a metà mattina. Invece...
"Sette giorni senza andare al parco giochi, e adesso asciugati che questa sera si mangiano le salsiccie e ci vuole tempo per cucinarle che sono grosse"
10 agosto
Il padre costituente:
"Cosa si mangia questa sera?"
La madre esecutiva:
"Possiamo rifare le salsiccie che erano piaciute tanto. Però questa volta ditemi prima quante ne volete a testa."
Si aprono le grida e l'ombrellone si trasforma in Wall Street. Al termine delle contrattazioni e al momento di tirare le somme, il padre viene colto da un dubbio:
"Però che siano almeno 100 grammi l'una altrimenti..."
La sua quota era di sei salsiccie.
12 agosto
Come sapete mia figlia ama ballare e non si perde i balli di gruppo. Oggi, in pedana a fianco a lei, è salita la bimba con braccioli e ciambella incorporati.
Tutti sono scalzi, lei porta le Crocs. Tutti si dimenano, lei è ferma come un plinto e non può essere diversamente dato che sta mangiando una granita suggendola attraverso una cannuccia. Si sa che la prima cosa da tenere in mano mentre si danza è qualcosa da mangiare, soprattutto qualcosa che si possa versare ad ogni movimento.
Osservo la reazione di mia figlia che, dopo aver urtato per la terza volta il plinto, la guarda come farebbe con un fastidioso gradino e si sposta dall'altro lato della pedana.
In tutto questo la madre del plinto continua a riprenderla con il cellulare, incurante degli sguardi altrui e persino quando l'animatore, all'ennesima scivolata sul ghiaccio della granita spanto per terra, le lancia una occhiata inequivocabile.
13 agosto
Domani è in programma la mega processione nella quale la Madonna del paese percorre le strade fino al mare. Per prepararsi i locali hanno la curiosa abitudine di sparare botti terrificanti a salve di quattro a partire dalle otto del mattino.
Quando dico terrificanti intendo che, a occhio, con tre di loro si potrebbe sparare una granata dal 406/50 della Missouri.
Il risultato temo sia che la povera Madonna senta più bestemmie oggi che è la sua festa che nel resto dell'anno tutto insieme.
13 agosto
Cronache da un terrazzo
Sera. Guardo in lontananza dei fuochi d'artificio e penso:
"Ma lì a monte non c'è la pineta?"
Non faccio in tempo a finire il pensiero che un rogo colossale avvolge pineta e statale tirrenica, che ci passa in mezzo.
Ci credo che la Madonna del paese che domani porteranno in processione è una Madonna nera: avranno carbonizzato pure lei.
14 agosto
Osservo quello che chiamo effetto pifferaio magico: basta che un bimbo appaia con in mano un sacchetto di patatine perché si formi dietro di lui un codazzo di pretendenti.
Curiosamente lo stesso non accade alle indiscusse miss del lido. A meno che non abbiano loro in mano il sacchetto.
Non ci sono più i maschietti di una volta.
14 agosto
Ripenso al padre costituente e mi sovviene una scena.
Lui, seduto sulla sdraio i cui bracci implorano pietà al Dio Chrom, affonda la forchetta in una terrina di spaghetti, levando il viso solo per bere a canna dalla bottiglia di birra gelata.
La moglie gestisce la logistica del cibo, essenzialmente le uscite dalla borsa frigo.
Ad un tratto, ecco: appare lei, la Dea della spiaggia, colei che tutti fa girare e tutte fa friggere d'invidia.
Il figlio, pur giovane, rimane incantato e grida al padre:
"Papà, guarda che gnocca, sembra Megan Fox!"
Il padre non alza nemmeno lo sguardo:
"Si, dopo... dopo... adesso lasciami finire che si fredda."
La scena si dissolve e lascia il posto al consueto, tremolante panorama.
15 agosto
Cronache dal paese in cui c'è una spiaggia.
Oggi è il giorno della processione nella quale la Madonna che ieri era discesa al mare oggi viene riportata alla grotta accanto al santuario presso il quale risiede per tutto l'anno.
Vige una curiosa tradizione: in questi due giorni i locali non vanno in spiaggia e non si bagnano nel mare perchè l'assenza delle Madonna dalla sua sede pare porti sventura e ci sia il rischio di tragedie.
Dentro di me non posso non pensare alla Madonna in ferie con l'out of office.
16 agosto
Ieri era Ferragosto e qui significa mangiare quantità smodate di cibo. Oggi la famiglia con a capo il padre costituente non c'era: si vede che avranno deciso di pranzare leggero. Oppure saranno a fare la spesa.
17 agosto
Fine.


"Dio è momentaneamente assente."
Ha deciso di scendere un momento e farsi un bagno in mare.

Tuesday, July 19, 2011

Lezione di economia

Maestro mi consigli: in cosa posso investire i miei pochi risparmi?
Tu hai dei risparmi?
Certo, cosa crede? Mica spendo tutto in... in...
Hamburger e patatine?
Beh, qualcosa si... però...
Birra e fagioli con le cotiche?
Ehm... bisogna pur mangiare...
Certo, e anche bere. Lingerie di pizzo?
Quella non è per me!
Voglio ben sperare. Presumo che sia per Alina.
Si. Sa, qualche regalo... e poi mi piace quando si mette certe cose.
Non metto in dubbio.
Insomma, tra una cosa e l'altra sono riuscito a mettere insieme una certa somma ma non so dove metterla, come investirla.
Più precisamente cosa vorresti ottenere? Perché, vedi, già il metterla o l'investirla sono due cose diverse.
Ecco, lo sapevo. Come sempre ho fatto casi... scusi, confusione. Mi illumini, Maestro.
C'è poco da illuminare: in questo periodo l'incertezza è sovrana e ne sono prova i paradossi.
Paradossi?
Si. Ti faccio un esempio: nella mentalità comune il mettere i contanti sotto il materasso è sempre stato considerato un segno di stoltaggine, di mancanza di cultura economica, di irresponsabilità.
Giusto, ci mancherebbe. Anche mia nonna sapeva che a lasciare i soldi sotto il materasso perdono di valore. C'è l'inflazione, il costo della vita che cresce...
Esatto. Ma...
Ma?
Ma immagina che un possessore di titoli avesse deciso all'inizio del 2008 di venderli tutti e mettere il ricavato in contanti sotto il proverbiale materasso.
Orpo... oggi sarebbe... porca troia!
Prima che ti scaldi, guarda che quello che è successo non rende valido o conveniente il materasso come forma di investimento, ma è indicativo di un apparente paradosso.
Apparente una cippa! I soldi persi con le azioni sono veri, se li avessi messi sotto il materasso li avrei ancora.
Certo, ma non dimenticare che se giochi d'azzardo puoi vincere ma anche perdere.
Sta paragonando la Borsa ad un casinò?
Non ho detto questo. Il punto è che quando si fa un investimento si valutano i rendimenti dello stesso ma spesso si sottovalutano i rischi, credendo che questi siano valorizzati nel rendimento o nel prezzo.
E non è così?
Solo in parte. O meglio: sono valorizzati i rischi legati ad eventi e circostanze normali, comprendendo in queste anche variazioni notevoli. Ma, ovviamente, non quelle estreme.
E perché no?
Per una questione di ragionevolezza: quando decidi di prendere un aereo, il rischio che precipiti lo metti in conto nella tua decisione?
Beh, no. Però è presente: quando decolla c'ho le chiappe chiuse.
Sempre elegante nelle tue figure retoriche. Comunque il fatto che sia presente non lo rende un fattore concorrente alla scelta. Il motivo è che se dovessimo considerare l'evento estremo con lo stesso peso che diamo agli altri fattori non faremmo più nulla. E tu non prenderesti l'aereo.
Mi sono perso.
Immaginavo. Tutto il discorso serve a farti capire che quando hai comperato dei titoli nessuno ti ha garantito che avrebbero mantenuto o accresciuto il loro valore ma che, normalmente, ciò accade. Ogni tanto, però, un aereo cade...
Quindi non devo lamentarmi?
Lamentarsi non serve a molto.
Quindi cosa devo fare con i miei soldi?
Io sono il tuo Maestro, non il tuo consulente finanziario.
Ma lei sa tutto, conosce tutto...
Ma non il futuro. Come ti ho detto spesso, non sono un indovino. Io ti posso dare gli strumenti necessari affinché tu possa fare delle scelte ma non posso scegliere al posto tuo.
Mi suona un po' come lavarsene le mani.
Pilato è una personalità sottovalutata. In ogni caso il tuo futuro è solo nelle tue mani.
Nel senso che devo decidere da solo?
No. Nel senso che devi imparare ad usarle. I lavori che generano soldi spostando i soldi non hanno molto futuro senza un paio di mani capaci.
Deve essere per quello che il mondo della finanza è pieno di troie.
Come dici?
Si, dove ci sono i potenti che comandano è sempre pieno di bordelli. Lo insegna la storia.
Io però mi riferivo ad un altro tipo di lavori manuali.
Intende il fisting?
...krack...kabooom...rumble...
Ok, ok... ho capito...

Friday, July 15, 2011

Minnesota

Mariaaaa... hanno spento il Minnesota. Hanno dato il comando di shutdown, come Windows.
Come dici?
Shutdown vuol dire che è fallito?
Ma vadavialcul...